Etiopia 27 febbraio 1936, l’eroismo di alpini e camicie nere sull’Uork Amba

Il 31 dicembre del 1935, mentre erano in pieno svolgimento le operazioni contro l’Etiopia, o l’Abissinia come era chiamata in quegli anni, veniva costituita la 5ª Divisione alpina “Pusteria” con il seguente organico: 2 reggimenti alpini, 1 di artiglieria alpina e 2 battaglioni di complementi. Uno di quest’ultimi e precisamente il VII battaglione durante la seconda battaglia del Tembien, si distinse particolarmente nei duri combattimenti che si svolsero negli ultimi giorni del febbraio 1936, sul massiccio dell’Uork Amba, nella regione del Tembien che videro duramente impegnati anche reparti di Camicie Nere.

Il battaglione di alpini arrivò ai piedi dell’Amba Uork – il cui nome significa «montagna d’oro» – costituita da un massiccio formato da due vette unite da un breve avvallamento, nel febbraio del 1936. Il baluardo ritenuto inaccessibile con i suoi 600 metri di dislivello a strapiombo, si eleva a m. 2.340 e dista dal passo Uareiu di circa 2 chilometri a ponente. L’azione per la presa di Uork Amba, oggetto del nostro post odierno si inquadra nella seconda e vittoriosa battaglia del Tembien, combattuta dal 27 al 29 febbraio.

Mentre l’occupazione della vetta nord, venne assegnata a un reparto di camicie nere della 114ª Legione CC.NN. “Garibaldina” di Bergamo al comando del console Giovanni Ricciotti e inquadrata nella divisione «28 ottobre», la conquista della vetta sud, sovrastante il Passo Uarieu e fortemente presidiata dalle forze abissine, venne affidata al battaglione alpino dei complementi. Ricordiamo che la grande unità della Milizia agli ordini del Generale di brigata Umberto Somma, comprendeva oltre alla suddetta legione anche la 116ª Legione CC.NN. “Alpina” di Como e la 180ª Legione CC.NN. “Alessandro Farnese” di Parma

Per primo analizziamo l’azione delle camicie nere. Il capo manipolo Tito Polo delle CC. NN. arrivò con i suoi sessanta esperti rocciatori sul proprio obbiettivo riuscendo ad avere ragione, dopo aspri combattimenti delle forze nemiche che lo presidiavano. Gli abissini contrattaccarono violentemente ma vennero respinti a colpi di bombe a mano. Nel corso dell’intera giornata del 27 febbraio, si susseguirono una serie di attacchi che cercarono inutilmente di liquidare l’avamposto italiano.

Nei duri sconti di quel 27 febbraio, caddero fra gli altri i centurioni (grado corrispondente a Capitano) Guido Paglia e Romolo Galassi, il capo squadra Alessandro Paoli, la camicia nera scelta Francesco Di Benedetto oltre alla Camicia Nera del I Gruppo battaglioni Camicie Nere d’Eritrea Filippo Freda, che furono tutti decorati con la medaglia d’oro al valor militare.

Guido Paglia Centurione della 114ª Legione CC.NN.:

Volontario in A.O., animatore instancabile, guidava audacemente i suoi mitraglieri all’attacco di aspra posizione montana. In una fase critica del combattimento personalmente appostava un’arma, riuscendo a volgere in fuga il nemico. Colpito, continuava a combattere, deridendo con frase arguta la ferita, finché, raggiunto una seconda volta dal fuoco nemico, cadeva eroicamente sul campo. Esempio di superbe virtù militari.»

Uork Amba, 27 febbraio 1936. — Regio Decreto 15 dicembre 1936

Romolo Galassi Centurione della 114ª Legione CC.NN.:

«Volontario in A.O. guidava per due volte il suo reparto all’attacco d’importante posizione nemica resistendo poi a reiterati violenti contrattacchi. Ferito continuava a combattere e ad incitare le sue camicie nere finché, colpito a morte da palla dum dum, mentre lanciava il suo reparto ad un nuovo assalto, lasciava gloriosamente la vita sul campo. Esempio magnifico di alte virtù militari.»

Uork Amba, 27 febbraio 1936 — Regio Decreto 21 gennaio 1937

Alessandro Paoli Caposquadra della 114ª Legione CC.NN.:

«Volontario in Africa Orientale, combattente entusiasta e valoroso. Caposquadra mitraglieri, sotto violento fuoco avversario, dirigeva con calma e perizia il fuoco sul nemico infliggendogli gravi perdite e contribuendo ad arrestarlo nel contrattacco. Colpito a morte, durante il trasporto al posto di medicazione serenamente inneggiava al Re ed al Duce. Prima di morire aveva elevate parole di ardente fede nei destini della Patria, esclamando: E’ bello morire per il Duce. Superbo esempio di alto sentire.»

Uork Amba, 27 febbraio 1936

Di Benedetto Francesco, Camicia Nera scelta della 114ª Legione CC.NN

«Capo arma di una mitragliatrice Fiat continuava per tutta la durata del combattimento a far fuoco sul nemico, infliggendogli gravissime perdite. Caduti l’ufficiale e i capisquadra del suo plotone, dirigeva il fuoco di questa, con rara competenza, finché una scarica avversaria non lo fulminava sulla sua stessa arma. I portaferiti dovevano staccare a viva forza le sue mani dall’arma che, anche dopo morto, egli non aveva abbandonato. Esempio nobilissimo di attaccamento al dovere.»

Uork Amba, 27 febbraio 1936.

Freda Filippo, Camicia Nera del I Gruppo battaglioni Camicie Nere d’Eritrea

«Volontario in Africa Orientale chiedeva di essere compreso in un manipolo di CC.NN. per la conquista della Uork Amba. Riuscito ad ottenere l’ambito onore, indirizzava alla madre una commovente sublime lettera, da cui rifulge il suo grande spirito ed il sereno presagio del suo olocausto alla Patria. Per oltre due ore di accanito combattimento seminava la strage tra innumeri orde nemiche. Si difendeva con preciso lancio di bombe a mano da incalzanti nuclei avversari, che tentavano di catturargli la mitragliatrice. Ferito ad una mano, arso dalla sete, si fasciava alla meglio e con calma e disprezzo del pericolo, riprendeva a far fuoco sull’avversario, finché un proiettile non lo colpiva mortalmente alla testa.»

Uork Amba, 27 febbraio 1936.

Alla bandiera della 114ª Legione CC.NN. “Garibaldina” di Bergamo per i suddetti combattimenti verrà conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare che così recitava:

«Inerpicandosi di nottetempo, attaccando di sorpresa alle incerte luci dell’alba, strenuamente lottando sino a sera, con valore atavico di Camicia Rossa e con slancio nuovo di Camicia Nera, conquistava e manteneva col fuoco e con ripetuti assalti un fortissimo baluardo nonostante gli accaniti contrattacchi del nemico»

Uork Amba – Tembien, 27 febbraio 1936.

Solo nel pomeriggio un plotone di mitraglieri riuscì ad issarsi anch’esso sul costone e a completare così la conquista della contesa posizione. L’episodio appena trattato fu uno dei molti che vide rifulgere di gloria i reparti della Milizia, nella campagna d’Etiopia. Come riportato in “Storia delle unità combattenti della M.V.S.N.” scritto da Ettore Lucas e Giorgio De Vecchi, Giovanni Volpe Editore Roma 1976, i morti furono 1.290, i feriti 1.681. Verranno decorati con l’ordine Militare di Savoia 7 militari, 20 di cui 19 alla memoria saranno le Medaglie d’Oro al Valor Militare, 239 di cui 129 alla memoria quelle d’Argento e 625 di cui 192 alla memoria le Medaglie di Bronzo.

Analizzata l’azione dell camice nere, passiamo ora a quella altrettanto eroica degli alpini. Sulla vetta occidentale, l’azione venne affidata al tenente Gustavo Rambaldi assai noto per la sua perizia di rocciatore. Partito nella notte sul 27 febbraio, con 30 alpini, quindici ascari, due trasmettitori e tre mitragliatrici leggere, Rambaldi avrebbe dovuto ricevere l’appoggio di un plotone comandato dal Tenente Efrem Reatto, che doveva portarsi sul primo gradino dell’Amba.

Rambaldi superò i difficili due chilometri che distavano dalla base del monte, ma si accorse che il plotone di Reatto – destinato a tamponare la forcella – non era riuscito a mantenersi in contatto: dopo un’ora d’inutili ricerche, iniziò ugualmente la salita lunga e difficile dovendo rinunciare anche all’apporto degli ascari i quali non riuscivano a seguirlo. Inoltre i rinforzi inviati dal comando di battaglione, erano stati fermati dagli abissini, l’alba era vicina, ma nonostante l’impresa fosse ormai disperata, Rambaldi ordinò l’assalto.

Gli altri reparti del battaglione combattevano intanto alla base dell’amba e, anche se non fu in quell’occasione possibile l’occupazione totale della «montagna d’oro», l’azione di Rambaldi e dei suoi pochi alpini valse a favorire l’occupazione della punta nord, a mantenere sotto il fuoco il colletto interposto tra le due cime e a tenere impegnate notevoli forze avversarie. In quei duri combattimenti due alpini si guadagneranno la massima onorificenza militare italiana, la Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla memoria:

Cicirello Antonio sottotenente del 7° battaglione alpini :

     “Figlio di italiani all’estero, accorse volontario dal Perù per compiere i suoi obblighi di leva e sollecitava di partecipare alla campagna etiopica dimostrando alto sentimento patriottico e grande dedizione al dovere. Impegnato in asprissimo combattimento, dal quale dipendeva l’esito delle ulteriori operazioni nel Tembien, si prodigava ove la lotta era più furibonda, facendo spostare le mitragliatrici nei punti più opportuni ed incoraggiando col suo sereno contegno i propri dipendenti. Dopo aver curata la posizione di un’arma, là dove il nemico tentava un disperato assalto, e, mentre personalmente maneggiandola, mieteva le file dei selvaggi assalitori, veniva colpito a morte, suggellando col suo sacrificio tutta una giovinezza volta al più ardente amor di Patria.

Uork-Amba (Tembien), 27 febbraio 1936”.

Reatto Efrem tenente in s.p.e del 7° battaglione alpini

«In duro combattimento, ferito gravemente, sdegnava cura e conforti rifiutando di abbandonare la linea; vista una sua mitragliatrice che, tenuta sotto violento fuoco avversario, aveva perduto tutti i serventi, la raggiungeva attraverso battutissima zona, aprendo da solo il fuoco sul nemico. Nuovamente colpito, lasciava la vita sul campo. Magnifico esempio di superbo ardimento, di fiero stoicismo, di consapevole sacrificio.

Uork Amba, 27 febbraio 1936

Pochi giorni dopo e precisamente il 15 marzo 1936 il nuovo comandante del battaglione il maggiore Tommaso Risi, intitolò ufficialmente il reparto come Battaglione alpini “Uork Amba”. Per il sacrificio e il coraggio dimostrati durante l’azione sul massiccio, al battaglione venne assegnata la medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione:

«Conquistava, e con tenacia manteneva importante posizione sul fianco di un’amba infrangendo ripetuti assalti di soverchianti forze nemiche, mentre i suoi reparti di scalatori raggiungevano l’impervia cima dell’amba stessa, dopo una giornata di sforzi ammirevoli, in bella emulazione con un nucleo di CC.NN. e di ascari.»

— Amba Uork, 27 febbraio 1936

Il reparto continuerà a combattere nei territori dell’Impero nelle dure ed estenuanti operazioni di “grande polizia coloniale” che videro le nostre forze severamente impegnate nei anni successivi, contro i “ribelli” abissini. Durante la seconda guerra mondiale il battaglione “Uork Amba, sarà l’unico reparto della specialità alpina presente in Africa orientale. Formato da alpini veneti, abruzzesi, emiliani, friulani, genovesi, lombardi e piemontesi di tutte le classi dal 1900 al 1917 e provenienti da tutti i reggimenti, dal 1° all’11°; il battaglione all’inizio del conflitto venne assegnato alla sistemazione difensiva della capitale.

Verso la fine di gennaio del 1941 il reparto ebbe l’ordine di portarsi all’Amba Alagi ove giunse l’1 febbraio; ma mentre ancora erano in fase di studio sugli apprestamenti difensivi da predisporre, gli alpini vennero portati all’Asmara e infine avviati a Cheren dove gli inglesi stavano già agendo pesantemente. Seguiranno settimane di violentissimi combattimenti che vedranno rifulgere il valore del soldato italiano e solo 56 giorni dopo, respingendo decine di attacchi, le forze di presidio di Cheren, il 27 marzo 1941, abbandonarono le posizioni, con i gloriosi alpini dell’Uork Amba in retroguardia.

Ricordiamo che il precedente 17 marzo era caduto il generale Orlando Lorenzini mentre, col cappello d’alpino in testa, dirigeva l’azione contro il Dologorodoc; alla sua memoria venne conferita la medaglia d’oro. Tra italiani e coloniali, i nostri soldati a Cheren erano 45 mila, ne morirono 12.147; 21.700 riportarono ferite e mutilazioni. Gli alpini dell’Uork Amba erano 916, dei suoi 21 ufficiali, 5 erano morti e 14 gli spedalizzati; tra i 55 sottufficiali i morti furono 18 e i feriti spedalizzati 26; degli 840 uomini di truppa ne morirono 300; 420 vennero ricoverati per ferite. In totale le perdite subite furono di 783 uomini su una forza di 916: l’86 per cento!

I pochi sopravvissuti continuarono a combattere fino a concludere la storia del glorioso reparto sull’Amba Alagi, nel maggio del 1941 a fianco degli altri magnifici soldati del Vicerè d’Etiopia, duca Amedeo d’Aosta. Per i combattimenti sostenuti durante la battaglia di Cheren, il battaglione verrà decorato con la sua seconda onorificenza questa volta d’argento, al valore militare con una motivazione che non lasciava spazio a dubbi sul valore degli alpini:

«Durante aspra, prolungata battaglia contro preponderanti forze terrestri ed aeree, impegnato in successive critiche situazioni, si imponeva per elevato spirito guerriero tenendo testa, a costo di sanguinosi sacrifici, ad agguerrito avversario cui dava luminose prove di indomabile tenacia e valore

– Africa Orientale, 9 febbraio – 27 marzo 1941».

L’episodio dell’Uork Amba fu solo uno dei tanti atti di eroismo e amor patrio compiuto dalle nostre truppe nel corso della guerra di Abissinia. Durante la stessa verranno conferite 63 Medaglie d’Oro al Valor Militare, di cui oltre il 90% alla memoria. Noi di “Italiani in Guerra abbiamo dedicato una pagina all’elenco di questi valorosi, con i dati principali di ogni decorato e cercheremo di completare presto le relative schede personali complete anche della motivazione della Medaglia stessa. Chi fosse interessato può trovare la pagina seguendo il link sottostante:

Le Medaglie d’oro della campagna per la conquista dell’Impero

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci, Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

4 pensieri riguardo “Etiopia 27 febbraio 1936, l’eroismo di alpini e camicie nere sull’Uork Amba

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