Medaglie d’Oro della 2ª Guerra Mondiale – Colonnello GAETANO TAVONI – Mali Topojanit (fronte greco-albanese), 8 gennaio 1941

Nome e CognomeGaetano Tavoni
Luogo e data di nascitaVignola (Modena), 6 febbraio 1889
Forza ArmataRegio Esercito
ArmaFanteria
Corpo o specialitàAlpini
Reparto9° reggimento alpini
UnitàDivisione alpina “Julia” (3ª)
GradoColonnello s.p.e. (servizio permanente effettivo), comandante 9° reggimento
Anni di servizio1911-1941
Guerre e campagnePrima Guerra Mondiale
Seconda Guerra Mondiale (Campagna di Grecia)
Luogo e data del conferimentoMali Topojanit, 8 gennaio 1941
Luogo e data della morteGravemente ferito nei combattimenti dell’8 gennaio 1941, il colonnello Tavoni è deceduto all’ospedale Miliare del Celio a Roma il 16 marzo 1941
Motivazione della Medaglia d’Oro«Comandante di un reggimento alpini già fortemente provato in lungo e gravoso periodo di gloriose lotte in aspro terreno e contro nemico agguerrito, lo guidava a brillanti successi, anche in favore di altre unità che, accerchiate da preponderanti forze nemiche, potevano così disimpegnarsi. Impavido, instancabile, costantemente sereno difronte alle maggiori offese nemiche nel corso di duri ininterrotti combattimenti, infondeva ai suoi reparti, con l’esempio personale, con l’ardente sua fede e con le sue preclari virtù di comandante, sempre maggiore spirito di lotta e di resistenza. Gravemente colpito, noncurante delle ferite riportate che, in seguito, ne causavano la morte continuava, con l’eroico suo comportamento ed ascendente personale sotto il violento fuoco avversario, a potenziare l’azione dei suoi reparti intesa a rompere gli ostinati attacchi del nemico che era costretto a ripiegare in disordine. Eroica figura di capo, superbo esempio di fede e di sacrificio.» – Pindo (Grecia), Monte Chiarista, 28 ottobre – 31 dicembre 1940 – Mali Topojanit, 8 gennaio 1941.
Riconoscimenti e altre decorazioniMedaglia Argento al Valor Militare  (Monte Pal Piccolo, 27 marzo 1916)
Il comune di Savignano sul Panaro gli ha dedicato una via
A Lui gli è stato dedicato La Caserma Militare delle Piane di Mocogno (Lama Mocogno) (MO), Base Logistica e di Addestramento del Esercito Italiano e anche per l’Accademia Militare di Modena.
Dati tratti da: Le Medaglie d’Oro al Valor Militare – Volume Primo – 1929 -1941 – Roma 1965

3 pensieri riguardo “Medaglie d’Oro della 2ª Guerra Mondiale – Colonnello GAETANO TAVONI – Mali Topojanit (fronte greco-albanese), 8 gennaio 1941

  1. Mio padre, Enea Falchetta (classe 1916, deceduto nel 2007) è stato alpino nello stesso reggimento, infatti mi parlò di Tavoni. Anzi ricordo che mi fece i nomi di Tavoni e Tinivella, che poi ho visto è stato il comandante del battaglione val Tagliamento. Per le azioni sul Mali Topojanit ebbe una decorazione, non ricordo se medaglia di bronzo o croce di guerra, per un assalto che portò alla conquista di questa cima, o di una delle cime. Mio padre era soprattutto appassionato di sci, non di guerra, ma nell’atmosfera del 1940 si fece coinvolgere in modo un pò ingenuo (non avevano comunque scelta, e pensavano sarebbe stata un’avventura rapida …) nell’attacco alla Grecia. Non amava parlare dell’esperienza della guerra, ma me ne fece cenno, quando ero adolescente. Avrò avuto 13 anni. Mi fece anche vedere un diario, scritto a matita, che ora purtroppo non trovo più. Arrivati comunque a Valona in aereo (è stata anche pubblicata su un libro una foto che lo ritrae a bordo, sorridente) si trovarono, contro le loro aspettative, a dover respingere i greci in Albania, in controcorrente rispetto alle truppe italiane in ritirata, sbandate, con le divise e le attrezzature a pezzi, muli morti e simili amenità. C’era molta neve. Prendevano cime e poi si dovevano ritirare, perchè nelle valli i greci penetravano e “la fanteria a valle” si ritirava (alpin fa grado, si soleva dire fra gli alpini, in modo un pò sbruffonesco). Una di queste azioni è appunto il Mali Topojanit. I greci venivano all’assalto in modo incauto; quando li catturavano li trovavano ubriachi di Raki. In una di queste cime, non so se questa o un’altra, vennero infine circondati e si dovettero arrendere, svegliati in piena notte. Un suo compagno uscì spaventato dal rifugio e fu fatto secco, lui uscì con cautela e si salvò. Furono mandati a Creta, e lì stavano bene, a parte i bombardamenti e mitragliamenti dei tedeschi (che li credevano inglesi) e degli inglesi. Commerciavano sigarette contro formaggio coi contadini locali. Finchè un giorno scesero i paracadusti tedeschi, a centinaia, e persero rapidamente il controllo dell’isola. “Non ho mai visto soldati più terribili” mi ha raccontato “dai modi violenti, pieni di cicatrici in volto, con lunghe cartuccere a tracolla”. Furono trattati male (in quanto prigionieri o forse per l’indole naturale di simili guerrieri) e rispediti in Italia. Non affondarono come un’altra nave. Fu mandato alla scuola sciatori a Tarvisio a fare l’istruttore, stava benissimo. Finchè si vociferò che si stava preparando l’impresa di Russia. Avendo saputo che chi doveva sostenere esami poteva usufruire di una aspettativa, ancora per pochi giorni, telefonò o telegrafò a mia nonna a Venezia e disse di iscriverlo subito a un corso o a degli esami, credo di ragioneria. Disse di dare poi le carte al macchinista del treno per Udine, per fare in fretta. Infatti il macchinista recapitò poi i documenti in un paio d’ore, appena in tempo. “Gran parte dei miei ufficiali e commilitoni spediti in Russia non son tornati” mi disse. Rimasto in Italia, imparò i trucchi da caserma. Di notte uscivano da un passaggio noto solo ai soldati, ed andavano ad amoreggiare in paese. Una mattina tornò e trovo un carro armato tedesco davanti alla caserma. Era l’8 settembre. Tutti gli ufficiali, che non conoscevano vie di fuga, furono catturati. Lui, capita l’antifona, si tolse la divisa e riparò a Venezia, dove riuscì a non farsi catturare, e rimanere abbastanza tranquillo. “Quando mi chiamavano per un controllo, mi mettevo le scarpe da tennis, per poter eventualmente fuggire rapidamente fra le calli…” mi raccontò. Vero che ad un certo punto lavorò per la Todt, sempre meglio che essere spedito in Germania. Continuò a sciare alla grande fino a 90 anni. Così mi sono salvato anch’io. Forse Venezia era tranquilla perchè Podestà fu, per un certo periodo, il fratello di mio nonno materno, Giovanni (Nino) Barbini, ufficiale di marina e medaglia d’oro al valor militare essendo stato comandante della torpediniera Fabrizi, che si distinse nel novembre del 1940 nel canale di Otranto. Anche lui salvò la pelle per miracolo, e visse fino a 96 anni in perfetta forma, mi dicono. Mi è giunta notizia di recente che questo mio prozio, pur essendo evidentemente fedele al fascismo, tanto da essere nominato Podestà, si adoperò per salvare la pelle a un giovane che stava per finire male, accusato dai nazifascisti dopo il 43 … non ho che da rallegrarmene. p.s. se aveste ulteriori resoconti sui fatti del Mali Topojanit fatemelo sapere. Massimo Falchetta

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