16 gennaio 1943 la morte di Laura D’Oriano, l’unica donna fucilata per spionaggio in Italia

Alle ore 7,07 dopo aver letto ad alta voce la sentenza di morte emanata dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, il comandante Mario De Mari dava l’ordine al plotone di esecuzione composto da militi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di eseguire la condanna a morte nei confronti di Laura D’Oriano. La spia italiana naturalizzata svizzera e al servizio degli Alleati, era stata sottoposta a processo il giorno precedente e alle 6.15 dello stesso 16 gennaio aveva incontrato un sacerdote che l’aveva confessata. La D’Oriano è stata l’unica donna a essere stata condannata a morte in Italia la cui sentenza è stata poi eseguita (altre donne hanno subito la medesima condanna, ma poi la vita è stata loro risparmiata).

Nata a Istanbul, che allora era ancora chiamata Costantinopoli dal musicista italo-levantino di Smirne, Policarpo D’Oriano e Aida Caruana, il 27 settembre 1911, Laura era la prima di cinque figli della coppia. Prima di proseguire vorremmo spendere due parole sugli italo-levantini, perché siamo sicuri che la cosa ha incuriosito molti dei nostri lettori. Gli Italo-levantini ovvero “italiani del levante”, sono i membri di un’antica comunità d’origine italiana radicata dai tempi delle crociate in Medio Oriente, in particolare nell’attuale Turchia nell’antica Costantinopoli e Smirne. Si tratta di discendenti dei coloni genovesi e veneziani e, in minor parte, pisani, fiorentini, anconetani e amalfitani, che si erano trasferiti in quelle zone principalmente per commercio e controllo del traffico marittimo tra l’Italia e l’Asia.

Le loro principali caratteristiche sono quelle di avere mantenuto la fede cattolica pur in un paese prevalentemente musulmano, di continuare a parlare l’italiano tra loro e di non essersi minimamente mescolati con le popolazioni locali. La comunità arrivò nel 1935 a contare circa 15 mila persone, mentre attualmente, in Turchia, i discendenti dell’antica comunità sono circa un migliaio, concentrati principalmente nell’area metropolitana di Istanbul e a Smirne, mentre secondo i dati dell’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) al 31 dicembre 2012, gli italiani residenti in Turchia sono 3.921.

Tornando alla vicenda oggetto del nostro post odierno, dopo aver viaggiato in continuazione, alla fine degli anni venti il padre decise di avviare un’azienda di importazione ed esportazione di strumenti musicali presso il porto di Marsiglia, ma Laura che grazie ai numerosi posti dove aveva vissuto, aveva acquisito la conoscenza di ben cinque lingue, volle partire per Parigi per tentare la carriera di cantante, ma la cosa non ebbe successo. Fatto ritorno a Marsiglia Laura conobbe un cittadino svizzero, Emil Fraunholz, un uomo fuggito dal suo paese per evitare il servizio militare. I due si sposeranno a Marsiglia il 18 agosto 1931: così facendo, la D’Oriano acquisì automaticamente la cittadinanza svizzera ed in seguito la coppia si trasferirà a Grasse, nelle Alpi Marittime, dove aprirono una drogheria.

La vita familiare diventa via via sempre più pesante: Fraunholz si rivela troppo geloso e possessivo, la D’Oriano convince il marito a trasferirsi a Nizza, dove avevano traslocato i suoi genitori e in una notte della primavera del 1935, Laura lasciò la casa coniugale e da quel giorno non avrebbe mai più rivisto le figlie. A quel punto Fraunholz, disperato e furibondo per la scelta della moglie, altro non poté che tornare in Patria a Bottighofen, il paese in cui era cresciuto, mentre la D’Oriano nel 1938 si recò di nuovo a Parigi in cerca di lavoro, sperando di guadagnare abbastanza soldi anche per continuare le lezioni di canto.

Si avvicinava l’inizio del più spaventoso conflitto della storia dell’umanità, di denaro ne girava poco, inoltre la D’Oriano, essendo cittadina straniera, cominciava ad avere problemi con i permessi di soggiorno. Le armate di Hitler nella primavera del 1940 invasero la Francia che venne schiacciata in poche settimane dalla potente macchina da guerra tedesca, il paese veniva diviso in due, il nord e la parte atlantica controllata direttamente dai tedeschi mentre a sud, nasceva un governo collaborazionista agli ordini del vecchio maresciallo di Francia Philippe Pétain.

Costretta ad abbandonare la capitale, nell’agosto del 1940 la D’Oriano si recò di nuovo a Nizza. Il permesso di soggiorno era scaduto e si trovava in serio pericolo dato che sarebbe bastato un normale controllo della polizia per essere arrestata. Conobbe un certo Daniel Pétard che le diede lavoro come dattilografa nella sua coltelleria. Una sera Pétard, recatosi a casa della D’Oriano, la tempestò di domande sulla sua vita. Si trattava in realtà di una sorta di “test” e qualche giorno dopo le venne presentato tal Simon Cotoni facente parte della “défense du territoire” (la polizia) e legato clandestinamente all’intelligence britannica.

Anche Cotoni sottopose la donna a una sorta d’interrogatorio, le chiese ad esempio quante lingue parlasse e se tra queste ci fosse il tedesco, ma la D’Oriano non parlava questa lingua. Poi le chiese se avesse cibo a sufficienza per la propria sussistenza, le diede 300 franchi e le disse che si sarebbe occupato lui di prepararle tutti i documenti. Lei doveva fare domanda per ottenere il visto per andare in Italia; visto che però le fu negato e così come risulta dai rapporti del controspionaggio italiano, dal gennaio 1941, la D’Oriano venne inviata a Parigi in missione di prova.

Nella capitale francese doveva cercare di carpire informazioni tra gli ufficiali tedeschi e nella primavera successiva le venne assegnata la sua prima vera missione con destinazione Bordeaux. Nella città vi era la base operativa dei sommergibili dell’Asse che operavano contro i convogli militari Alleati nell’Oceano Atlantico. La D’Oriano aveva nello specifico l’incarico di monitorare i movimenti dei sommergibili nella base di BETASOM, acronimo di Bordeaux Sommergibile, la base navale dei sottomarini della Regia Marina operanti a fianco degli U-Boot germanici dall’autunno 1940 all’8 settembre 1943.

Per espletare il compito assegnatole, la D’Oriano inviava periodicamente delle cartoline al Little Hotel di Tolosa scrivendo delle frasi apparentemente innocenti, ma che in realtà erano un codice. Il destinatario era un certo Monsieur Sabloirolle, che fornì alla D’Oriano anche i documenti per una nuova identità, ossia quella di Louise Fremont detta “Loulou”, di professione cantante e ballerina. Entrare nella base BETASOM era impossibile, tuttavia era molto facile incontrare dei soldati in città. In una piscina, la D’Oriano riuscì a conoscere un addetto alla manutenzione dei sommergibili: ottenere informazioni divenne così più facile. La missione durò in totale due mesi.

Nel settembre 1941 la D’Oriano è di nuovo a Nizza dove incontra per la seconda volta Cotoni, il quale si dichiarò soddisfatto del lavoro della donna e la ricompensò con 4000 franchi. Ai primi di ottobre lo stesso Cotoni propose alla D’Oriano una missione più vasta in Italia, conducendo la donna a Marsiglia dove le venne presentato un certo Cosik, un agente segreto britannico che si occupava di reclutamento di spie locali nella zona di Marsiglia. Il nuovo compito assegnatole con la nuova identità di Laura Fantini era quello di segnalare l’ubicazione delle navi e ciò che avveniva nei cantieri dei porti di Genova e Napoli oltre a fare rapporto sui danni dei bombardamenti alleati.

Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre 1941 la D’Oriano attraversò il confine italo-francese a piedi presso il passo del Monginevro e già il 14 dicembre spedì la sua prima lettera di segnalazioni partendo subito dopo in treno per Napoli. Come da istruzioni, la D’Oriano aveva preparato normali lettere dal contenuto non sospetto scritte in italiano, con le segnalazioni richieste scritte in francese con inchiostro simpatico tra una riga e l’altra. Poi doveva fare una busta indirizzata ad Aldo Rossetti, un agente di cambio di Modane. Quella stessa busta doveva poi essere messa in un’altra busta indirizzata ad Emilio Brayda, un altro agente di cambio di Torino che avrebbe provveduto tramite personale ferroviario compiacente a far recapitare la lettera a Rossetti, il quale poi l’avrebbe spedita a Marsiglia a Cosik.

Se la D’Oriano e lo spionaggio britannico si davano da fare anche il controspionaggio italiano non stava a guardare. Un informatore attivo in Francia aveva avvertito dell’ingresso di una spia dalla Francia con destinazione Genova e i Reali Carabinieri, all’arrivo della D’Oriano in città, erano già pronti a pedinarla. Tuttavia, ancora non conoscevano la sua vera identità e si limitarono a seguirla ad ogni suo passo. In ogni caso, tutti i messaggi che la D’Oriano spediva dall’Italia venivano intercettati, decifrati e alterati.

Il personaggio chiave del controspionaggio italiano verso la Francia era all’epoca il capitano dei carabinieri Ettore Saraco. Costui ebbe l’astuzia di non arrestare gli agenti nemici appena individuati, ma inizialmente si limitava a seguirne le tracce per spiarne il comportamento e ottenere maggiori informazioni. Poi, al momento opportuno, il malcapitato veniva catturato e gli venivano prospettate due opzioni: o si faceva reclutare nel controspionaggio italiano come double agent, oppure veniva arrestato e condannato a morte.

La mattina del 15 dicembre 1941 la D’Oriano raggiunse Napoli prendendo una stanza in una pensione. Il giorno seguente pensò alla sua missione: ovviamente allo scopo era necessario osservare il porto, al quale però vi erano rigide restrizioni di accesso. Per non insospettire nessuno, la D’Oriano salì su un tram dove abbordò un giovane della milizia ferroviaria per poi farsi riaccompagnare da lui alla pensione. Verso sera, sempre avendo la missione come obiettivo principale, conobbe in un cinema un sottufficiale della Regia Marina: al termine si congedarono promettendo di rivedersi.

L’indomani la D’Oriano partì all’alba in treno per Roma, sempre ignara di avere il controspionaggio alle calcagna. Il 17 dicembre rimasta senza soldi, fece un errore imperdonabile per una spia: si recò all’abitazione della madre, a quel punto il controspionaggio non ebbe più dubbi sulla vera identità della spia pedinata. La ragazza stette dalla madre fino a Santo Stefano passando con lei un periodo talmente sereno che quasi si convinse a lasciar perdere tutto per tornare in Francia. Il 19 dicembre la D’Oriano spedì una delle lettere che venne intercettata e decifrata dai carabinieri: la lettera conteneva informazioni sulla presenza navale a Genova e a Napoli.

Il 26 dicembre la D’Oriano partì in treno per Napoli, ma venne arrestata e fatta scendere alla stazione di Littoria (l’odierna Latina). L’indomani venne perquisita nel carcere femminile Mantellate di Roma: venne trovata in possesso di appunti e di vari documenti falsi a nome Laura Fantini. Venne quindi trasferita a Torino per essere interrogata, nel mentre il controspionaggio italiano smantellava la rete di coloro che collaboravano con la D’Orazio. Il padre Policarpo, cercò di liberare la figlia in ogni modo scrivendo all’ex marito Emil e perfino al governo svizzero, ma nessuno mosse un dito, la giovane donna rimase in custodia cautelare per più di un anno, ma Policarpo non riuscì nemmeno a vedere la propria figlia.

Il processo ebbe luogo a Roma il 15 gennaio 1943, davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, dove venne richiesta una perizia per dare una stima del livello di pericolosità delle informazioni che la D’Oriano aveva passato al nemico. Lo stesso si chiuse nella giornata stessa, Brayda venne assolto ed in seguito accettò il reclutamento nel controspionaggio italiano, Rossetti venne condannato a quindici anni di carcere, mentre la D’Oriano venne condannata a morte per mezzo di fucilazione. Come riportato a inizio post, la sentenza venne eseguita presso il Forte Bravetta di Roma alle 07.17 del giorno seguente e il suo corpo seppellito in una fossa comune. Solo nel 1958 il padre Policarpo la ritrovò e la fece tumulare a Roma nel cimitero del Verano, dove egli stesso fu sepolto nel 1962, accanto alla figlia.

Nel 2010 è stato presentato il docu-film “Laura D’Oriano – fascicolo 11936” diretto da Andrea Adolfo Bettinetti e trasmesso l’anno seguente da History Channel e visto in tutto il mondo. Rimane ancora il mistero sui motivi che mossero la donna a diventare una spia, alcuni pensavo fu per l’avversione al fascismo ma non ci sono prove che vanno in questa direzione, molto probabilmente furono solo ragioni economiche. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci, Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

2 pensieri riguardo “16 gennaio 1943 la morte di Laura D’Oriano, l’unica donna fucilata per spionaggio in Italia

  1. NON CONOSCEVO LA D’ORIANO E. OVVIAMENTE. LA SUA VICENDA PERSONALE CHE LA CONDUSSE ALLA MORTE. E NEANCHE LA STORIA DEGLI ITALIANI LEVANTINI. BUONO A SAPERSI, GRAZIE A VOI.

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