1° maggio 1945, la morte di Arturo Bianchi un fascista irriducibile

Il 1° maggio 1945, veniva fucilato a Pavia il tenente colonnello della Guardia Nazionale Repubblicana Arturo Bianchi. Era stato preso prigioniero dai partigiani insieme ad altri esponenti del Partito e della R.S.I. il 26 aprile 1945 e nonostante la promessa di essere consegnati agli Alleati, il 30 aprile fu condannato a morte durante uno dei soliti processi farsa che, si concludevano sempre alla stessa maniera. Il mattino seguente l’ex insegnante veniva fucilato insieme al vice federale di Pavia Fausto Pivari, al questore Angelo Musselli, oltre a Gigi Dainotti, Giuseppe Baldi e Giovanni Saporiti.

Arturo Bianchi nasce a Copiano piccolissimo centro della provincia di Pavia nel 1900, la data precisa non la conosciamo; prende parte come centinaia di migliaia di giovanissimi alla Grande Guerra, che come sappiamo si conclude con la Vittoria delle nostre armi, ma le promesse fatte da Francia e Gran Bretagna per il nostro ingresso nel conflitto contro gli imperi centrali, vengono in parte disattese, Bianchi è fra i moltissimi che deluso e irritato per la “vittoria mutilata” aderisce ai Fasci di combattimento. Prende parte alla fondazione del Fascio di combattimento di Pavia e nel 1921 fonda il Fascio di Copiano, che nell’aprile dello stesso anno arriva a contare 350 iscritti e ben tre squadre d’azione.

Sotto la sua direzione gli squadristi di Copiano assumono il controllo della bassa pavese. Il 25 maggio 1921 presso Genzone, Bianchi viene assalito da comunisti locali, duramente malmenato a colpi di bastone e colpito con una badilata alla testa, riuscendo a salvarsi solo grazie all’intervento di Angelo Bellani, organizzatore del fascio di Villanterio, che lo sottrasse alla folla. Dopo circa tre mesi di convalescenza, viene nominato aiutante maggiore del 1º Battaglione Ciclisti del Gruppo Camicie Nere di Pavia comandato dal dottore Angelo Nicolato, reparto che si caratterizzava per l’utilizzo del fez cremisi dei bersaglieri, al posto di quello nero degli arditi usato comunemente dagli squadristi.

Il 17 ottobre, nel corso di una spedizione ad Albuzzano, nel corso di scontri con gli arditi del popolo cadde lo squadrista Angelo Bellani già medaglia d’argento al valor militare. Fu Bianchi, insieme ad Antonio Grignani, ad uscire allo scoperto nel tentativo di trascinare il caduto al riparo ai margini della strada nel tentativo di salvarlo. Pochi giorni dopo, il 21 ottobre Bianchi costituì una nuova squadra d’azione intitolata al caduto che prese il nome di “Disperatissima Angelo Bellani” fondendo le squadre di Copiano e degli altri paesi dei dintorni.

Erano i duri anni del cosiddetto “biennio rosso”, l’intera penisola era insanguinata dallo scontro fratricida fra “rossi e neri”. Il 9 luglio 1922, presso la cascina Suppea di Casalino, alcuni comunisti uccisero il fascista Angelo Ridoni, un reduce di guerra, che vi aveva trovato lavoro come bracciante. Nei giorni seguenti i fascisti novaresi distrussero buona parte dei circoli socialisti e operai della provincia come quelli di Casaleggio, Cavagliano, Caltignaga e Casalino. In seguito a quegli scontri, l’Alleanza del Lavoro di Novara proclamò lo sciopero generale a partire dall’11 luglio, sciopero a cui aderirono anche le camere del lavoro.

Due giorni dopo il Fascio di Novara decise di sospendere momentaneamente le proprie funzioni entrando in clandestinità e di richiedere l’aiuto dei fascisti delle provincie vicine. Circa 4000 camicie nere guidate da Cesare Maria De Vecchi, futuro quadrunviro della Marcia su Roma, tra cui il Battaglione Ciclisti con Bianchi, furono inviate a Novara. Il 15 luglio vi fu il primo caduto squadrista, facente parte delle berrette rosse pavesi nella frazione di Lumellogno, il giorno successivo i fascisti per rappresaglia distrussero il circolo socialista di Trecate.

Il 17 De Vecchi decide di spostare il battaglione ciclisti a Vespolate dove il giorno precedente vi erano state delle aggressioni a dei fascisti. Il paese fu facilmente occupato e nella piazza principale fu schierato il camion del fascio di Copiano mentre veniva incendiato il circolo socialista. Favorevolmente impressionato De Vecchi inviò Bianchi anche ad occupare Borgo Vercelli, il più importante centro della zona, Bianchi assolve al compito occupando il circolo socialista al cui interno si erano asserragliati i socialisti e subito dopo anche il Municipio, costringendo l’amministrazione alle dimissioni, infine il giorno seguente Bianchi guidò l’occupazione di Recetto.

Il 1º agosto fu proclamato lo sciopero legalitario e le squadre pavesi furono spostate a Milano e poste al comando di Attilio Teruzzi, futuro Ministro dell’Africa Italiana. Bianchi il 3 ottobre prese parte all’assalto contro l’Avanti! e pochi giorni dopo fu ferito per la terza volta nel corso di una spedizione a Binasco mentre guidava l’assalto della camera del lavoro così “Il Popolo” quotidiano fascista di Pavia riportò l’elenco dei feriti:

“Arturo Bianchi di Copiano, l’indiavolato aiutante maggiore del 1º Battaglione Ciclisti del gruppo di Pavia, ferito da arma da fuoco alla mano sinistra”.

Il 28 ottobre 1922, mentre miglia di camicie nere convergevano da tutta Italia su Roma, Bianchi guidò l’occupazione della caserma di Villanterio. Nel 1923 con il grado di seniore transitò nei ranghi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale anche se preferì dedicarsi alla sua professione di insegnante e nell’aprile del 1925, conseguì la laurea in Lettere presso la Regia Università degli Studi di Pavia. Fondò l’Istituto Tecnico Pareggiato Bianchi, poi intitolata allo squadrista Angelo Bellani, che prevedeva l’istruzione elementare, complementare, ginnasio, tecnico e magistrale oltre a fornire istruzione gratuita agli orfani dei caduti per la causa fascista.

Nel 1929 scrisse il libro “A noi-Storia del fascismo pavese” in cui ricostruì la storia dello squadrismo pavese e le azioni avvenute fuori provincia e negli anni 30 assunse il comando di una delle 3 coorti della 7ª Legione legione ordinaria “Fratelli Cairoli”. Con l’inizio della guerra d’Etiopia Bianchi si arruolò volontario nella 107ª Legione CC.NN. “Cairoli”, inquadrata nella 5ª Divisione CC.NN. “1 febbraio”, seguito da diversi studenti che partirono anch’essi volontari.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu tra i primi a riorganizzare la federazione del Partito Fascista di Pavia diventandone nell’aprile 1944 vice-segretario. La Legione Cairoli divenne 616º comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana e con il grado di tenente colonnello, Bianchi nella primavera 1944 guidò il battaglione di Ordine Pubblico (OP). A seguito dell’acuirsi della guerra civile, Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano decise di militarizzare il partito e il 30 giugno 1044, veniva istituito il Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere.

Furono costituite 41 Brigate Nere territoriali, ovvero una per provincia, intitolate ciascuna ad un caduto del fascismo repubblicano a cui si affiancarono cinque Brigate mobili, di cui una alpina, e dodici Brigate autonome e speciali. Le Federazioni Provinciali del Partito furono convertite in Comandi di Brigata, diretti dai rispettivi Segretari Federali, mentre la Segreteria Nazionale del PFR assumeva le funzioni di Ufficio di Stato Maggiore del Corpo. Comandante Generale del Corpo fu, sin dall’inizio, il Segretario del Partito Fascista Alessandro Pavolini.

Nell’estate del ’44 Arturo Bianchi divenne capo di stato maggiore della XIV Brigata Nera “Alberto Alfieri” di Pavia che si era costituita il 10 luglio 1944 ed era stata intitolata al tenente colonnello Guido Alberto Alfieri. Prima di proseguire ricordiamo che Guido Alberto Alfieri ex Tenente colonnello della Regia Aeronautica decorato con due medaglie d’argento al valor militare, due di bronzo, due croci di guerra e una croce di ferro tedesca di seconda classe era stato ucciso il 29 giugno 1944, dal fuoco amico durante un rastrellamento anti partigiano nella zona  castello di Pietragavina nell’Oltrepò pavese.

Il gennaio 1945 fu un mese durissimo per la Resistenza nella zona del pavese, forse ancora più duro di dicembre, quando il grande rastrellamento dei “mongoli”, i soldati di stirpe calmucca dell’Armata Rossa catturati dai tedeschi durante le battaglie di accerchiamento del 1941-42 e riarruolati nella Wehrmacht, aveva messo in ginocchio le formazioni partigiane dell’Oltrepo. Con il rischieramento della divisione Turkestan lungo la Linea Gotica, le operazioni di rastrellamento vennero affidate alla Sicherheits Abteilung – letteralmente “plotone di sicurezza” – alle dirette dipendenze del Comando Tedesco nel nord Italia e alla brigata nera Alfieri.

Il 2 gennaio il reparto di Bianchi occupò il paese di Verretto, sorprendendo il vicecomandante della brigata Gramigna Ermanno Gabetta e altri tre partigiani, i quali si rifugiarono all’interno di una cascina fuori dal centro abitato dove impegnarono a lungo in combattimento le Brigate nere. Due partigiani caddero in combattimento mentre gli altri due, gravemente feriti furono fucilati sul posto. Il 19, parte all’attacco la Sicherheits agli ordini del colonnello Felice Fiorentini che scova nei boschi di Po, vicino alla Cascina Bella di Bressana, cinque partigiani della brigata garibaldina Crespi e li stermina con bombe a mano e raffiche di mitra.

Un ulteriore, tremendo colpo alla Resistenza viene assestato la notte tra il 30 e il 31 gennaio, quando grazie reparti della Sicherheits e della Guardia Nazionale Repubblicana accerchiano Pozzol Groppo piccolissimo centro nel tortonese e sorprendono nel sonno, nei locali delle scuole elementari, il comandante della brigata Cornaggia, Alberto Ermes Piumati, il commissario politico Carlo Covini, il vice Lucio Martinelli, la fidanzata di Piumati, Anna Mascherini, vogherese, e i partigiani Fulvio Sala e Giovanni Torlasco. Finiranno tutti davanti al plotone di esecuzione.

Si arriva così all’epilogo, negli ultimi giorni dell’aprile del 1945, i reparti tedeschi iniziano i movimenti di ritirata verso quel che rimane del Terzo Reich, la Repubblica Sociale Italiana crolla e il Capo della Provincia di Pavia Dante Maria Tuninetti avvia trattative per la resa. Bianchi si oppone duramente, chiede che la Brigata Nera non ceda le armi e forse conscio di quello che succederà dopo chiede che si combatta fino all’ultimo. Come ricordato a inizio del nostro articolo, il 26 aprile Arturo Bianchi in divisa e con la camicia nera viene catturato da reparti partigiani, condannato a morte e fucilato il 1° maggio 1945.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci, Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

Un pensiero riguardo “1° maggio 1945, la morte di Arturo Bianchi un fascista irriducibile

  1. E’ TRISTE CONSTATARE QUANTE NEFANDEZZE SON STATE COMPIUTE DAI PARTIGIANI, PER LO PIU’ COMUNISTI E BEN POCHE SON STATE IN QUALCHE MODO “SANZIONATE”. MA ANCORA PIU’ TRISTE E’ IL FATTO CHE NON VENGANO RICORDATI DA PARTE DI TUTTI PERSONAGGI ENCOMIABILI POLITICI, MILITARI E DELLA CULTURA (COME GIOVANNI GENTILE) MASSACRATI SOLO PERCHE’ ADERENTI AD UNA GRANDE IDEA PER UN’ITALIA PIU GRANDE E CIVILE. QUESTO ERA IL MESSAGGIO DI GIORGIO ALMIRANTE, CHE RESTERA’ NEL CUORE DI TUTTI I MISSINI POSTFASCISTI. UN SALUTO ROMANO! BRUNO PAPPACODA – pappacodabruno@gmail.com

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.