Pola 10 febbraio 1947, Maria Pasquinelli e il coraggio di una Italiana

Era il 10 febbraio 1947, nefasto giorno della firma del trattato di Parigi, imposto all’Italia dai vincitori del secondo conflitto mondiale, quando una donna italiana sparava tre colpi di pistola, al brigadiere generale Robert William Michael de Winton. L’alto ufficiale, comandante della guarnigione britannica della città istriana di Pola, rimase ucciso nell’attentato, che venne spiegato dalla donna con un bigliettino consegnato ai militari alleati:

“Io mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai Quattro Grandi i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d’Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o con la più fredda consapevolezza, che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente italiana, di morte in foiba, di deportazioni, di esilio”

Per alcuni assassina, per altri eroina fascista, per noi solo Italiana con la I maiuscola, italiana che non voleva accettare passivamente il triste destino che attendeva lei e tutti i nostri connazionali in Istria e Dalmazia, la figura di Maria Pasquinelli è tuttora oggetto di vivaci dibattiti. Questa è la sua storia:

Dal pantano d’Italia è nato un fiore: Maria Pasquinelli

Il processo a Maria Pasquinelli 2
Una foto di Maria Pasquinelli durante il processo

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