Fronte russo 26 gennaio 1943, due Medaglie d’Oro alla memoria per i cugini Slataper

Dall’autunno 1942 il Corpo d’Armata Alpino, uno dei tre che costituivano l’ARM.I.R. (Armata Italiana in Russia), era schierato sulla riva destra del fiume Don con la 3ª Armata Romena a sud e la 2ª Armata ungherese a nord. Il fronte dell‘8ª Armata italiana si snodava per ben 270 chilometri da Babka a Vescenskaja cosi schierato: dall’ala sinistra il Corpo d’Armata Alpino (Divisioni Tridentina, Julia, Cuneense), II Corpo d’Armata (Divisioni Cosseria rinforzata dal 318º Reggimento tedesco, Ravenna e Rgpt. CC.NN. 23 Marzo), XXXV ex CSIR (298ª Divisione tedesca, Pasubio e Rgpt. CC.NN. 3 Gennaio), XXIX Corpo d’Armata a comando tedesco con le Divisioni Torino, Celere e Sforzesca schierato all’estrema destra a contatto con l’Armata Romena.

L’11 dicembre i russi cominciarono a saggiare la resistenza italiane e il 16, con un potenziale d’urto sei volte superiore a quello delle nostre Divisioni (basti pensare che i russi impiegarono 750 carri armati e noi non avevamo né carri, né efficienti armi controcarro), tre armate sovietiche la 1ª e la 3ª della Guardia e la 6ª lanciarono l’operazione “piccolo saturno“. L’attacco lanciato nel settore presidiato dal II corpo d’armata, venne a costo di perdite enormi contenuto fino al 19, ma di fronte a centinaia di carri armati T 34, a nulla valse la disperata resistenza dei fanti della Ravenna e della Cosseria, che dopo tre giorni di furiosi combattimenti, furono praticamente annientati.

Prima di proseguire, apriamo una piccola parantesi. Le unità della Guardia erano un corpo di élite dell’Armata Rossa. Queste unità, potevano fregiarsi dell’ambito status di Guardia dopo essersi distinte durante il servizio, possedendo quindi lo stato di unità di élite. La designazione di Guardia nasce durante la Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, traendo il nome dalla Guardia imperiale zarista. Le prime formazioni della Guardia furono la 1ª, 2ª, 3ª e 4ª Divisione fucilieri di Leningrado delle milizie nazionali, che furono rinominate in “Guardie” nel luglio del 1941.

Torniamo ora all’attacco delle armate sovietiche al 8ª Armata italiana, iniziato come abbiamo appena visto nel settore del II Corpo d’Armata italiano. Quando ormai anche le divisioni di fanteria italiane e germaniche del XXXV e XXIX corpo d’armata erano praticamente accerchiate, il comandante dell’8ª Armata italiana generale Italo Gariboldi emanò l’ordine di sganciamento per i reparti coinvolti nel terribile attacco sovietico. Iniziava così per queste truppe in gran parte appiedate e divise in due blocchi, una terribile ritirata, su un terreno ormai completamente in mano al nemico, che le avrebbe in gran parte annientate con una perdita di circa 55.000 uomini tra Caduti e prigionieri.

Mentre le Divisioni di Fanteria si stavano ritirando, il Corpo d’Armata Alpino che doveva tenere un fronte di circa 60 chilometri e che non era stato impegnato in questa prima fase dei combattimenti, se si esclude l’intervento di reparti della Julia per contenere l’attacco sovietico, ricevette l’ordine di rimanere sulle posizioni a difesa del Don per non essere a sua volta circondato. La situazione rimase relativamente tranquilla fino al 13 gennaio quando lo STAVKA il comando Supremo dell’Armata Rossa lanciò la terza fase della loro grande offensiva invernale nella parte meridionale dell’immenso fronte russo.

Gli storici italiani raggruppano tutte le fasi dell’offensiva invernale nella cosiddetta “seconda battaglia difensiva del Don” mentre la storiografia sovietica ha denominato quest’ultima fase come “Operazione Ostrogozsk Rossosch“. Il micidiale attacco sovietico non riuscì a spezzare l’ostinata resistenza dei nostri alpini, decisi a tenere le posizioni che così duramente si erano costruiti fino alla fine, ma riuscì ad infrangere la resistenza degli Ungheresi a nord e dei Tedeschi a sud e con una manovra a tenaglia, a racchiudere il Corpo d’Armata Alpino in una vasta e profonda sacca.

Davanti alla possibile catastrofe rimaneva un’unica alternativa: il ripiegamento immediato. La sera del 17 gennaio 1943, su ordine del generale Gabriele Nasci, comandante del Corpo d’Armata ebbe inizio il ripiegamento dell’intero Corpo già duramente provato dai combattimenti e con la sola Divisione Tridentina ancora efficiente, quasi intatta. La marcia del Corpo d’Armata Alpino verso la salvezza fu un evento drammatico, doloroso ed allucinante, costellato da innumerevoli episodi di valore, di grande solidarietà, in cui circa 40.000 uomini si batterono disperatamente, senza sosta, fino al 31 gennaio, quando finalmente i superstiti raggiunsero il nuovo fronte dell’Asse.

Ma prima di questo c’era da superare l’ultimo sbarramento predisposto dall’Armata Rossa a Nikolajewka, era il 26 gennaio 1943, giorno che consegnò il valore dei nostri alpini alla leggenda. Quel giorno dopo un ripiegamento di oltre 200 chilometri in uno dei più freddi inverni russi, sempre aspramente contrastati dai reparti sovietici e dai partigiani sovietici, una colonna di oltre 40 mila uomini fra italiani tedeschi e ungheresi con in testa gli alpini della Tridentina giunse nella cittadina sita nell’oblast’ di Belgorod dove ad attenderli c’era una divisione sovietica.

Forti del tradizionale spirito di corpo gli alpini guidati personalmente dal generale Luigi Reverberi, si lanciarono assalto delle ben preparate posizioni sovietiche potendo contare solo su fucili, bome a mano e due semoventi tedeschi ma inutilmente. Eravamo ormai verso sera, con le speranze ormai ridotte al lumicino di sfondare quando il generale Reverberi salì su uno dei due corazzati tedeschi e al grido di “Tridentina avanti” dette il via all’ultimo disperato tentativo. I russi vennero sorpresi, la ferrovia superata e seppur pagando un prezzo enorme, le linee sovietiche travolte.

Dopo la battaglia rimasero sul terreno migliaia di caduti, fra i tanti che quel giorno persero la vita, vi furono due cugini entrambi ufficiali degli alpini Giuliano e Scipio Secondo Slataper che quel giorno per il coraggio dimostrato in combattimento si guadagnarono la più alta onorificenza militare italiana, la Medaglia d’Oro al valor militare. Scipio Secondo nato a Roma il 6 gennaio 1915 morì a Novo Postepolewka mentre il parigrado Giuliano nato a Trieste il 10 ottobre 1922, donò la sua vita alla Patria combattendo a Arnautowo.

Scipio Secondo era figlio di Scipio Slataper eroe della Grande Guerra, nato a Trieste nel 1867, disertore dell’esercito austriaco, combattente del Regio Esercito Italiano morto al fronte, sul monte Podgora (toponimo sloveno della località Piedimonte del Calvario, ora nel comune di Gorizia) e decorato di Medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Di seguito riportiamo le due splendide motivazioni delle Medaglie d’Oro conferite alla memoria dei due cugini Slapater:

Sottotenente Giuliano Slataper 5º Reggimento alpini della 2ª Divisione alpina “Tridentina”.

«Educato ad una severa disciplina militare, che gli veniva spontaneamente suggerita da un’eroica tradizione di famiglia, sapeva per ogni dove, con l’esempio, fare del proprio plotone un pugno di
animosi più volte distintisi per avere portato a termine ardue e pericolose puntate nel solido schieramento nemico. Durante il gelido estenuante ripiegamento, assolveva importanti e delicati compiti, partecipando ad aspri combattimenti e sopportando con stoica fermezza, benché febbricitante, i più duri disagi. Durante una grave crisi, slanciatosi volontariamente nella mischia alla testa dei suoi alpini, attaccava deciso una postazione nemica e l’annientava in un ardito assalto con bombe a mano, permettendo il proseguimento della colonna. Benché gravemente ferito al viso si risollevava e con rinnovato impeto trascinava i propri uomini all’inseguimento di un gruppo di fuggiaschi. Ferito una seconda volta mortalmente, in un estremo sforzo di volontà, estraeva l’ultima bomba a mano e la lanciava contro il nemico. Degno continuatore di una stirpe di eroi, cadeva fiero di poter offrire la giovane vita in olocausto alla Patria, il suo ultimo saluto di soldato e di cittadino suonava ancora una volta di suprema sfida allo avversario gridando: « Viva l’Italia!, Viva il 5° Alpini!»

Medio Don – Arnautowo (Fronte russo), 9 settembre 1942 – 26 gennaio 1943

Sottotenente di complemento Scipio Secondo Slataper 3º Reggimento artiglieria alpina della 3ª Divisione alpina “Julia”

“Ufficiale addetto ai collegamenti di un Comando di Reggimento di Artiglieria Alpina, dislocato in un osservatorio avanzato sul Don, attaccato improvvisamente da una pattuglia avversaria, balzava alla testa di pochi artiglieri e, sotto violento fuoco, costringeva il nemico a precipitosa fuga. Benchè ferito al capo da una scheggia di bomba si lanciava all’inseguimento, riuscendo a catturare un ufficiale e quattro soldati e, rientrato nelle nostre linee, rimaneva con i suoi uomini per condividerne la sorte. Successivamente partecipava ad una estenuante ed epica fase di ripiegamento, durante la quale lo si vedeva sempre alla testa dei superstiti artiglieri che trascinava con l’esempio a lotte corpo a corpo, per rompere l’accerchiamento del soverchiante nemico. Nemmeno la rottura di un braccio, provocata da un colpo di mitragliatrice, stroncava il suo slancio. In un estremo combattimento, superando con la virtù indomita dello spirito lo strazio del corpo ormai esausto, riusciva ad azionare una mitragliatrice rimasta senza serventi. Nel disperato tentativo di arrestare ancora una volta il nemico irrompente, scompariva nella mischia. Fulgida figura di soldato, fedele alle tradizioni di italianità della sua famiglia e della gente triestina.”

Golubaja-Postojaly-Nowo Georgiewki-Novo Postepolewka (Russia) 16 dicembre 1942 – 21 gennaio 1943

Alla sua memoria dei due valorosi ufficiali alpini è intitolato un bivacco sulle dolomiti bellunesi in Alto Fonde de Ruseco a 2.650 metri e a Scipio Secondo è intitolata la caserma che a Roma ospita il Comando Militare della Capitale, caserma che fino al 1943, fu sede del Comando Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Prima di chiudere il post ricordiamo che il 6 marzo 1943 cominciarono a partire da Gomel le tradotte che riportavano in Italia i superstiti del Corpo d’Armata Alpino in Patria. Mentre per il trasporto in Russia del Corpo d’Armata Alpino erano stati necessari 200 treni, per il ritorno ne bastarono 17, solo questo dato rende molto bene l’idea della tragedia.


3 pensieri riguardo “Fronte russo 26 gennaio 1943, due Medaglie d’Oro alla memoria per i cugini Slataper

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.