12 gennaio 1944, la morte del Console Generale della G.N.R. Domenico Mittica

Alle 18 circa del 12 gennaio 1944, mentre era di ritorno da Verona, moriva in un incidente automobilistico il Console generale della Guardia Nazionale Repubblicana Domenico Mittica. L’alto ufficiale pluridecorato stava percorrendo insieme al suo ufficiale d’ordinanza, centurione Clemente Fabiani, l’autostrada Milano–Torino a bordo di una Fiat 1500 condotta dall’autista Giacomo Ponte, quando giunta all’altezza del casello di Greggio, la macchina, a causa dello scoppio di un pneumatico si capovolse.

L’auto precipitò lungo la scarpata laterale della strada e mentre il centurione e l’autista rimasero gravemente feriti e furono ricoverati presso l’ospedale di Novara Mittica, che aveva battuto violentemente la testa, perse la vita e il suo corpo fu trasportato all’ospedale di Vercelli. Il generale stava rientrando dalla città scaligera dove era stato chiamato direttamente da Mussolini quale membro del collegio giudicante del processo di Verona contro sei membri del Gran Consiglio del Fascismo che, nella seduta del 25 luglio 1943, avevano sfiduciato il Duce dalla carica di Capo del Governo.

Al famoso processo di Verona che si concluse con le condanne a morte, tutte eseguite l’11 gennaio 1944 di cinque dei sei imputati fra cui spiccavano i nomi di Galeazzo Ciano, genero del Duce ed ex Ministro degli esteri e del Maresciallo d’Itala e quadrunviro della Marcia su Roma Emilio De Bono, noi di Italiani in Guerra abbiamo dedicato tre post che chi volesse può leggere seguendo i link sottoelencati:

8 gennaio 1944, il processo di Verona

Verona 11 gennaio 1944, la morte del Maresciallo d’Italia Emilio De Bono

Si chiude a Verona il processo ai “traditori” del 25 luglio 1943

Domenico Mittica nacque a Sant’Ilario dello Ionio in provincia di Reggio Calabria l’11 luglio 1894, si arruolò nel Regio Esercito dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, come sottotenente di complemento arrivando in zona di operazioni il 17 agosto. La sua guerra almeno come combattente finirà il 3 giugno dell’anno successivo quando inquadrato nel 212º Reggimento fanteria “Pescara”, cadde prigioniero di guerra durante la battaglia del Monte Cengio.

Era comunque riuscito a guadagnarsi la sua prima onorificenza militare, la Croce di guerra al valor militare e quando a fine guerra verrà liberato, rientrò in Patria e nell’aprile 1920 si iscrisse alla facoltà di ingegneria dell’università di Messina. Alla fondazione del Fascio di Reggio Calabria, avvenuta il 3 ottobre 1920 aderi’ al movimento fascista e l’anno seguente si trasferì a Torino, dove successivamente si laureò in ingegneria presso il locale Politecnico. Due anni dopo prese parte alla Marcia su Roma, arruolandosi poco dopo nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.).

Ricopri’ la carica di componente del Direttorio del GUF (Gruppo Universitario Fascista) del capoluogo piemontese e sul finire del 1925 venne nominato segretario, incarico che ricoprirà fino alla fine del 1929. Nel 1931, viene nominato componente del Direttorio del Fascio, e nel 1933 è fra gli organizzatori dei Giochi mondiali universitari. Sul finire del 1935, precisamente il 2 ottobre l’Italia invade l’Etiopia o Abissina come veniva chiamata in quel periodo e Mittica parte volontario con il grado di seniore della MVSN, come comandante del 225° Battaglione Camicie Nere.

Nella campagna che si concluderà il 5 maggio 1936, con la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’Impero, Mittica si guadagnò un altra Croce di guerra al valor militare per i duri combattimenti nella zona dell’Amba Aradam con la seguente motivazione:

«Comandante di battaglione lo guidava in combattimento con perizia e valore.

Amba Aradam, 12-16 febbraio 1936.»

Al suo rientro assumerà il comando della I Legione universitaria «Principe di Piemonte» salvo poi partire nuovamente volontario questa volta per combattere nella guerra di Spagna al comando del I Battaglione «Frecce azzurre», con cui ottenne diverse medaglie al valor militare, venendo inoltre promosso Console per meriti di guerra. In particolare verrà decorato con ben tre medaglie d’Argento:

Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di Battaglione incaricato di completare l’occupazione di una importante dorsale, le cui cime, rocciose ed insidiose, erano state più volte occupate e perdute, risolveva di agire con una serie di colpi di mano, da lui personalmente condotti. Messosi pertanto alla testa di un centinaio di uomini, snidava, con una serie di irruenti lotte a bombe a mano, gli avversari annidati sulla intera dorsale che il grosso del suo battaglione occupava definitivamente. Mirablanca 28 marzo 1938.»

Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di battaglione di primo scaglione, travolse, in giornata di aspro combattimento, due linee di difesa nemiche e ne attaccò una terza formidabilmente apprestata a difesa. Nonostante le forti perdite, riuscì a raggiungere, col suo battaglione, la linea più avanzata di tutte le truppe operanti, di continuo esempio ai suoi reparti per sprezzo del pericolo e per ardimento. In un’azione successiva contro le stesse posizioni respinse due furiosi contrattacchi nemici e rinnovò in circostanze molto serie, le prove di ardimento date precedentemente, dimostrandosi capo tenace, valoroso e trascinatore. Monleone, 19-21 luglio 1938.»

Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di battaglione valoroso, ardito, ricevuto ordine di occupare una posizione fortemente tenuta dal nemico e comprendente un importante e vitale incrocio stradale, alla testa del suo battaglione, procedeva arditamente alla conquista degli obbiettivi assegnatigli, travolgendo con una manovra audace le difese nemiche. In un’altra circostanza, in un momento in cui i battaglioni di primo scaglione venivano arrestati dal nemico deciso e baldanzoso, col proprio battaglione si offriva di scavalcare la linea per assaltare il nemico da un fianco. La sua azione fulminea provocava il cedimento e la resa del nemico, con la cattura di trecento prigionieri. Catalana – Texeras – Rocca Tommasan, 5-9 gennaio 1939; Casa Escluela 4-5 febbraio 1939 .»

Rientrato in Italia, nel 1939, Mittica riprende il comando della I Legione universitaria ed entra a far parte del Direttorio del Fascio di Torino. Per la sua carriera quasi ventennale nel PNF (Partito Nazionale Fascista) gli verrà concessa la Sciarpa littorio, onorificenza istituita il 25 febbraio 1939, in occasione del ventennale dell’istituzione dei Fasci di combattimento, costituita da da un nastro da portare a tracolla, largo 11 centimetri, con i colori giallo e rosso di Roma.

Si è da poco conclusa la lunga guerra in terra spagnola, quando in Europa scoppia la seconda guerra mondiale a seguito dell’invasione tedesca della Polonia. L’Italia in un primo momento, con le forze armate fortemente provate dalle guerra prima in Africa orientale e poi in Spagna, in piena fase riorganizzativa, rimane fuori dal conflitto ma poi le clamorose ed eclatanti vittorie dell’alleato tedesco, convincono Mussolini che la guerra sarà breve e occorrevano “solo poche migliaia di morti per sedere al tavolo della pace” dalla parte dei vincitori.

Nel giugno 1940 l’Italia dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna e Mittica si offre ancora una volta come volontario. Lo troveremo subito impegnato in Grecia, nel duro inverno 1940-41 al comando della 45a Legione Camicie Nere. Rientrato a Torino dell’agosto 1941 assunse la direzione del quindicinale Vent’anni, subentrando a Ather Capelli. La direzione di un giornale non è quello che cerca un uomo d’azione come Mittica che appena si presenta l’occasione parte nuovamente volontario di guerra questa volta per il fronte russo.

Raggiunge la zona d’operazioni sul fronte orientale il 6 giugno del 1942 e gli viene assegnato il comando del «Gruppo Tagliamento» su due Battaglioni di assaltatori e un Battaglione Armi di Accompagnamento del Regio Esercito, inquadrato insieme al gemello «Gruppo Montebello» appena giunto dalla madrepatria nel Raggruppamento Camicie nere «3 Gennaio» del Luogotenente generale Filippo Diamanti. L’unità di Mittica è inquadrata nel 35° Corpo d’armata, ex C.S.I.R., e al suo comando il gruppo occupa l’importante centro di Nikitino un caposaldo russo protetto da campi minati, ma non solo.

Il 3 ottobre Mittica venne informato, dal generale Diamanti, del telegramma inviato dal capo di stato maggiore della M.V.S.N., Luogotenente Generale Enzo Emilio Galbiati, in cui si elogiava la Tagliamento e gli venivano comunicato che da quel momento i suoi due battaglioni potevano fregiarsi delle ambite “Emme rosse” che venivano assegnate alle unità d’élite della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale durante la seconda guerra mondiale.

Sono fiero di comunicare che nel 1° Annuale dei battaglioni M ai battaglioni LXIII E LXXIX viene dato il premio della M sanguigna che la Legione Tagliamento, prima, ed il Gruppo Tagliamento poi, hanno meritato combattendo contro l’originario e sempre più odiato nemico”.

Nei pochi mesi di permanenza al fronte orientale, Mittica come nelle altre campagne combattute si mette in mostra, venendo decorato con una Croce di guerra, una medaglia d’argento al valor militare e la Croce di Ferro germanica di seconda classe.

Medaglia d’argento al valor militare

«Comandante di un Gruppo battaglioni Camicie Nere, durante più giorni di intensi apri combattimenti, nonostante i suoi due battaglioni fossero decentrati presso altre unità, si recava in mezzo ai suoi reparti, mentre più infuriava la battaglia, apportando con la sua presenza animatrice nuovo vigore alla lotta. Riassunto il comando del Gruppo in un momento particolarmente critico del combattimento, mercé la sua perizia e il suo personale valore contribuiva efficacemente alla resistenza del settore affidato alla difesa delle sue Camicie Nere, riuscendo a contenere il travolgente impeto di forze nemiche notevolmente superiori. Tachebotarewskij, 21-25 agosto 1942.»

Croce di Ferro di seconda classe
«Comandante di Gruppo Btg. CC.NN. impegnato in apri combattimenti durante quattro mesi di ciclo operativo, dava brillanti prove di capacità di comando e sereno ardimento. Sferratosi l’attacco nemico per sfondare le nostre posizioni sul Don, impegnava decisamente il combattimento in cui, dal 20 al 25 agosto, le sue Camicie Nere furono protagoniste di epiche pagine di valore. Infranta l’offensiva dell’avversario, sempre alla testa dei suoi Legionari manteneva saldamente le posizioni assegnate, incurante di ogni sacrifizio e sprezzante di ogni pericolo, animatore di uomini e suscitatore di fede. Fronte russo, 28 ottobre 1942.»

Rientrato a Torino, il 4 maggio 1943, Mussolini lo nomina ispettore del Partito Nazionale Fascista alle dirette dipendenze del Segretario nazionale del Partito. Dopo l’8 settembre 1943, con il cambio di alleanza da parte del nostro paese che dichiara guerra alla Germania, Mittica è fra i molti militari che decidono di non accettare il tradimento dell’alleanza e l’ignobile armistizo con gli Alleati.

Aderisce al nuovo Partito Fascista Repubblicano e diviene componente del primo triumvirato federale di Torino. Il 23 ottobre 1943 giunge la nomina a Console generale e a Comandante della I Zona Camicie nere, poi rinominata I Zona Guardia Nazionale Repubblicana. Nel gennaio del 1944, verrà chiamato direttamente da Mussolini quale membro del collegio giudicante del processo di Verona contro sei membri del Gran Consiglio del Fascismo che, nella seduta del 25 luglio 1943, avevano votato l’ordine del giorno Grandi che di fatto pose fine al regime fascista.

Come abbiamo visto all’inizio del nostro post, il processo si svolse a Verona dall’ 8 al 10 gennaio 1944 e il giorno dopo i cinque condannati a morte venivano fucilati come traditori. Sulla via del ritorno dalla città scaligera, il pluridecorato ufficiale calabrese, reduce da decine di battaglie, nella Grande Guerra, in Africa Orientale, Spagna, Grecia e sul fronte russo troverà la morte il 12 gennaio 1944 in un incidente automobilistico sull’autostrada Milano-Torino. La salma sarà successivamente tumulata nel cimitero monumentale di Torino, dove si trova tuttora.

Il nome di Domenica Mittica, caduto nel dimenticatoio come molti altri valorosi soldati è tornato alla ribalta nel 2019, quando i ragazzi del progetto “Imago” del gruppo “Legio Subalpina”, che da tempo si occupano del ritrovamento, del ripristino e dalla pulitura delle sepolture dei Caduti militari e civili della R.S.I. tumulati in Torino ed altri comuni del torinese, in collaborazione con “L’Altra Verità”, hanno ritrovato la sua tomba ormai ridotta ad una pietra. I giovani del gruppo provvederanno, con le autorizzazioni necessarie, a riportare la sepoltura, probabilmente profanata, ad una dimensione dignitosa.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci, Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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