30 dicembre 1942, il sacrificio degli alpini nella dura battaglia del quadrivio di Selenyj Jar

Sul finire del 1942, la guerra sull’immenso fronte russo era ancora in bilico, ma la pressione dell’Armata Rossa sulle armate del Terzo Reich e dei suoi alleati si faceva sempre più pesante. Gran parte della partita si giocava in quei giorni nella parte meridionale del fronte e principalmente nella città che portava il nome del dittatore sovietico. Stalingrado rappresentava e non solo simbolicamente un obbiettivo primario per Stalin, che non poteva concepire che il nemico conquistasse la città che portava il suo nome ma anche per Hitler.

In quella parte del fronte, era schierata anche l ‘8ª armata italiana del generale Italo Gariboldi, meglio nota come ARM.I.R. che presidiava il medio corso del Don. Purtroppo si trattava di difendere ruppe italiane disposte a difesa di un tratto di fronte lungo circa 270 km: l’ampiezza era tale che tutte le divisioni erano schierate in prima linea, con l’eccezione della “Vicenza, priva di artiglieria e del Raggruppamento di cavalleria “Barbò”, inadatto al ruolo di difesa statica. Le riserve dell’armata erano costituite da due divisioni germaniche la 294ª di fanteria e la 22ª corazzata, a cui si aggiungeva la 3ª “Celere”.

I tedeschi inviarono altri rinforzi a sostegno degli italiani dato che Hitler era convinto che l’Armata Rossa avrebbe attaccato a nord di Serafimovič per dirigersi a Rostov, e pensava che l’ARMIR non sarebbe riuscita a opporre un’efficace resistenza senza un adeguato sostegno, anche perché alle estremità dello schieramento italiano si trovavano, due deboli armate: a nord la 2ª Armata ungherese, sul fianco destro la 3ª Armata rumena che, entrata in linea solo nei primi giorni di ottobre, prese le difese del pericoloso settore di Serafimovič sostituendo i reparti italiani.

Il 19 novembre 1942 la grande operazione Urano dell’Armata Rossa, portò al rovescio delle pur combattive divisioni rumene, male equipaggiate e scarsamente dotate di armi anticarro. Per il successivo 2 dicembre 1942, lo Stavka, il “Comando generale delle Forze Armate dell’Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche”, aveva in previsione di dare inizio all’Operazione Saturno un’ambiziosa offensiva in due tempi con obiettivo finale l’importante città di Rostov.

Il piano si prefiggeva di schiacciare le forze italiane dell’ARMIR e le residue truppe rumene, e quindi tagliare fuori e distruggere i due raggruppamenti tedeschi del Don; il Gruppo d’armate Don che tentava di soccorrere la 6ª Armata del generale Von Paulus accerchiata a Stalingrado e del Caucaso il Gruppo d’armate A che si era spinto fino alle periferie di Grozny e Tuapse.

Il 13 dicembre, Stalin, modificò radicalmente l’originale piano riducendo la portata e gli obiettivi dell’offensiva, soprattutto a causa degli sviluppi non del tutto favorevoli sul fronte di Stalingrado che quindi necessitava di rinforzi in precedenza previsti per l’Operazione Saturno. Già l’11 in previsione dell’inizio della nuova operazione denominata Piccolo Saturno erano cominciati una serie di attacchi preliminari contro le posizioni tenute dall’ARM.I.R. l ‘8ª armata italiana del generale Italo Gariboldi.

Il 16 iniziò la vera e propria operazione che, in pochi giorni causò il crollo dell’intera 8ª Armata con conseguente irruzione in profondità nelle retrovie tedesche dei corpi meccanizzati sovietici. Il successo della stessa decretò la rinuncia definitiva ai piani di salvataggio tedeschi della 6ª Armata intrappolata a Stalingrado e la conseguente disfatta del Terzo Reich nel settore meridionale del fronte russo.

Nell’ambito di questa gigantesca operazione si inquadra l’episodio del quadrivio di Selenyj Jar, dove negli ultimissimi giorni del 1942, rifulse il sacrificio dei nostri gloriosi alpini, con il sacrificio quasi completo del battaglione alpino Aquila, inquadrato nel 9° reggimento alpini della divisione Julia. L’incrocio di piste nella neve, rappresentava un obiettivo strategico, la cui conquista avrebbe consentito all’Armata Rossa di dilagare verso Rossosch, sede del comando del Corpo d’Armata Alpino e prendere alla spalle tutto il nostro schieramento sul Don.

Nel “quadrivio maledetto” come lo ricordarono i pochi superstiti vi era un misero palo con quattro tabelle di di legno, che indicavano le direzioni di Komaroff, Krinintschnaja, Deserowatka e Ivanowka. In quel luogo sconosciuto, in uno dei più freddi inverni mai visti in Russia, gli alpini abruzzesi dell’Aquila con il concorso di alcuni battaglioni fratelli, contrastarono e respinsero i violenti attacchi dei russi a prezzo di perdite pesantissime, scrivendo una splendida pagina di storia militare. Il Bollettino della Wehrmacht del 29 dicembre 1942 a testimonianza del valoroso comportamento degli alpini della Julia così recitava:

“Nei combattimenti difensivi, nella grande ansa del Don, si è particolarmente distinta la Divisione alpina italiana Julia”.

Chi volesse ulteriormente approfondire questa pagina di eroismo alpino può farlo leggendo il nostro post del 2020:

Fronte russo 30 dicembre 1942, la dura battaglia del quadrivio di Selenyj Jar

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