28 dicembre 1943, ci conclude la battaglia nella “Stalingrado d’Italia”

Il post odierno è dedicato alla dura battaglia di Ortona, piccolo comune della provincia di Chieti che rappresentava l’estrema propaggine orientale della Linea Gustav, la solida e ben presidiata linea difensiva germanica che si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino appunto ad Ortona, passando per Cassino. Ad Ortona che avrebbe potuto essere tranquillamente aggirata, se non fosse stato per la stampa alleata, giunsero il 19 dicembre 1943 i giovani soldati canadesi del generale Christopher Vokes

Prima di proseguire facciamo chiarezza sui motivi per cui la stampa Alleata aveva dato tale importanza alla conquista della cittadina abruzzese. Stalin, dopo la vittoria ottenuta a carissimo prezzo, a Stalingrado, cominciava a lamentarsi dell’immobilismo degli Alleati in Italia. Occorreva dare un segnale e, non a caso, furono invitati a Ortona ufficiali sovietici in funzione di osservatori. Di fronte alla campagna mediatica suscitata dal nemico, anche per Hitler divenne imperativo difendere la città abruzzese fino all’ultimo uomo e pertanto emanò un ordinò, perentorio al Feldmaresciallo Albert Kesselring.

«die Festung Ortona ist bis zum letzten Mann zu halten – la Fortezza Ortona deve essere difesa fino all’ultimo uomo.»

Il Feldmaresciallo tedesco comandante supremo delle forze tedesche in Italia non era d’accordo, con l’ordine di Hitler tanto che dichiarò:

«Noi non desideriamo difendere Ortona in modo decisivo, ma gli inglesi l’hanno fatta apparire importante come Roma. Contro ciò che sta succedendo non si può fare proprio nulla. Dà soltanto fastidio che Montgomery abbia avuto ragione e che da oggi ne parlerà, facendo un gran chiasso, la stampa di tutto il mondo”.

Fallschirmjaeger tedeschi.jpg
Fallschirmjaeger tedeschi

Sul terreno nella dura battaglia che si svolse dal 20 al 28 dicembre 1943 si confrontarono le inesperte truppe della prima divisione canadese del generale Christopher Vokes ed i veterani tedeschi della della 1ª Fallschirmjäger Division agli ordini del Generale della Luftwaffe Richard Heidrich. Si trattava dei cosiddetti “Diavoli verdi” i paracadutisti che avevano combattuto strenuamente nell’estate del 1943, in Sicilia e che guadagneranno la fama internazionale proprio con la battaglia di Ortona e ancor di più con l’altrettanto dura battaglia di Montecassino, che si svolse nelle rovine dell’abbazia, dopo che la stessa verrà in maniera criminale ferocemente bombardata dai comandi alleati il 15 febbraio del 1944.

La battaglia, si svolse casa per casa, stanza per stanza con i “diavoli verdi” che dopo aver creato ostruzioni stradali lungo le direttrici principali giocarono al “gatto con il topo” con i soldati della Eighth Army, che pagheranno in quei giorni un altissimo tributo di sangue. Il casale della famiglia Berardi situato ancor oggi alle porte di Ortona, che domina una ripida valle che i canadesi battezzarono “The Gully” o “La Gola” rappresentò il primo avamposto tedesco, dove trovarono la morte molti giovanissimi soldati canadesi.

Ci vorrà una settimana per conquistare 500 metri di territorio urbano; fu un combattimento così devastante, che dopo Ortona nacquero degli studi psicologici sui danni provocati dallo stress da combattimento. Solo quando al capitano canadese Paul Triquet, balenò l’idea di aggirare casa Berardi da destra, passando in un territorio già occupato dai nemici, la situazione si risolse a favore degli Alleati.

Con questa azione si poté sorprendere, l’unico panzer e metterlo fuori combattimento, aprendo finalmente la strada per Ortona. Triquet sarà il primo canadese a essere decorato con la Victoria Cross britannica, ma i combattimenti furono così devastanti che dopo Ortona nacquero degli studi psicologici sui danni provocati dallo stress da combattimento. Solo il 27, dopo lunghissimi giorni di duri combattimenti che non si fermarono neppure nel giorno di Natale i tedeschi decisero di abbandonare Ortona, che venne lentamente occupata il giorno seguente dalle truppe alleate.

Soldati canadesi in una foto di propaganda per anteprima
Soldati canadesi in una foto di propaganda

Lo scontro fu così sanguinoso che Ortona venne definita da Wiston Churchill il Primo Ministro britannico la “Stalingrado d’Italia”, le truppe canadesi ebbero 2.340 caduti, a fronte dei 5.900 complessivi di tutta la Campagna d’Italia, mentre le perdite tedesche, compresi i soldati fatti prigionieri, ammontarono a circa 870 uomini. Ai soldati caduti, vanno sommati 1.341 vittime civili con ben il 95% degli edifici del Comune reso inagibile, parzialmente o totalmente distrutto. Ortona, divenuta città nel 2008, verrà insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile  con la seguente motivazione, il 16 giugno del 1959:

«Nobile Città degli Abruzzi, di antiche tradizioni patriottiche, sopportava coraggiosamente, in occasione dell’ultimo conflitto, spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la perdita di 1314 dei suoi figli e la distruzione della maggior parte del suo patrimonio monumentale e edilizio. Con fierissimo contegno resisteva intrepida ai soprusi degli invasori in armi, mai piegando nella sua purissima fede in un’Italia migliore, libera e democratica. Si prodigava con cuore di madre nel soccorso dei feriti e dei sofferenti affermando, negli orrori della guerra, il più alto spirito di solidarietà umana.»
— settembre 1943-giugno 1944.

Nella citta della provincia di Chieti rimangono a testimonianza della battaglia due importanti luoghi. Il Museo della Battaglia di Ortona, noto anche come MUBA e situato nell’ex convento di Sant’Anna, sorto nel 2002 grazie alla collaborazione della famiglia Berardi, proprietaria dell’omonima teatro di durissimi combattimenti. La struttura del museo è divisa in tre sezioni, che consentono ai visitatori di osservare da vicino molti dei reperti bellici rinvenuti nei dintorni, la prima è dedicata alla popolazione, la seconda analizza i due schieramenti che si sono opposti ad Ortona, l’ultima illustra le strategie militari con studi, ricerche, disegni effettuati dagli strateghi per pianificare la battaglia.

La seconda struttura è il cimitero militare canadese di Ortona, in inglese Moro River Canadian War Cemetery, situato nella frazione di San Donato, che è il cimitero che contiene il maggior numero di caduti canadesi in Italia. Nello stesso sono raccolte le spoglie di 1.665 soldati del Commonwealth britannico, in massima parte, per la precisione ben 1.375 canadesi, morti durante i combattimenti per l’attraversamento del fiume Moro e appunto nella Battaglia di Ortona. I caduti tedeschi, sono stati invece prima seppelliti nel cimitero comunale, per poi essere trasferiti nel 1959 a Cassino dove riposano tutti i morti tedeschi delle operazioni belliche nel centro – sud Italia.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo.

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