19 novembre 1997, la Medaglia d’Oro al Valor Militare all’Internato Ignoto

Dopo l’invasione della Sicilia del 10 luglio 1943, la caduta di Mussolini a seguito della riunione del Gran Consiglio del fascismo del 25 luglio e la conseguente occupazione dell’isola da parte delle forze anglo-americane dopo circa 40 giorni di campagna, era ormai evidente che il Regno d’Italia e il nuovo Governo Badoglio, nonostante l’impegno più volte proferito di voler continuare la guerra a fianco della Germania, fosse intenzionato ad abbandonare la lotta e probabilmente cambiare schieramento, passando al fianco degli Alleati. Il 3 settembre 1943, veniva infatti sottoscritta la resa senza condizioni e il successivo 8 settembre dopo le insistenze alleate e lo sbarco ad Anzio lo stesso veniva reso pubblico e iniziava una seconda tragica fase della nostra guerra.

Di conseguenza all’armistizio, Hitler ordinava alle forze armate tedesche di dare attuazione ai piani militari studiati qualche mese prima in caso di defezione dell’Italia. Le nostre forze armate lasciate senza ordini e allo sbando dal Re e dai comandi furono travolte dalla reazione tedesca, salvo pochi episodi di resistenza, il più celebre di tutti quello della divisione Regina stanziata a Cefalonia. Un gran numero di militari italiani venne pertanto catturato e disarmati in Francia, Grecia, Jugoslavia, Albania, Polonia, Paesi Baltici, Russia e Italia stessa, caricati su carri bestiame, sono avviati a una destinazione che non conoscono: i lager del Terzo Reich, che erano sparsi un po’ dovunque in Europa, soprattutto in Germania, Austria e Polonia.

Dopo un viaggio in condizioni disumane, appena arrivato nel lager, il prigioniero viene immatricolato con un numero di identificazione che sostituirà il nome e che sarà inciso su una piastrina di riconoscimento accanto alla sigla del campo. Tra le formalità d’ingresso ci sono anche la fotografia, l’impronta digitale, l’annotazione dei dati personali su appositi documenti di riconoscimento e la perquisizione personale e del bagaglio. Ricordiamo che in totale i militari italiani catturati saranno circa 800 mila soldati.

Alcune decine di migliaia perirono in combattimento o vennero fucilati dai tedeschi e seguito degli episodi di resistenza, altri si unirono ai partigiani nel Balcani, altri decisero di rimanere a combattere al fianco dei tedeschi, perchè non concepivano il tradimento e il cambio di schieramento e volevano comunque tenere fede alla parola data. Per pochi giorni i nostri militari godettero delle tutele riservate ai prigionieri di guerra, ma già a partire dal 20 settembre 1943, essi verranno classificati come IMI – Internati Militari Italiani, con un provvedimento arbitrario di Hitler che li sottraeva alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929, per destinarli come forza lavoro per l’economia del Terzo Reich.

Pochi giorni dopo, il 23 settembre 1943, il Duce riprendeva il comando del fascismo nell’Italia non ancora occupata dagli Alleati e veniva costituita la Repubblica Sociale Italiana, che si schierava al fianco delle forze del Terzo Reich per combattere le forze anglo-americane che a fatica stavano risalendo la penisola. Agli IMI venne chiesto di aderire al nuovo governo della R.S.I, arruolarsi nell’Esercito Nazionale Repubblicano e di conseguenza fare ritorno in Patria. Circa 180 mila, molti per convinzione altri solo per uscire dai campi e fare ritorno in Italia decisero di rispondere all’appello, mentre circa 650 mila dissero un vigoroso “NO” e decisero di rimanere prigionieri. Sempre per ordine del Führer, dopo le insistenze di Mussolini, gli IMI il 12 agosto 1944 cambiarono nuovamente di status e trasformati in “lavoratori civili”.

Gli internati avrebbero dovuto firmare un foglio e dichiarare di essere disposti a lavorare come civili nel Reich fino alla fine delle ostilità. Contrariamente alle attese tedesche gran parte dei soldati e sottufficiali rifiutarono di sottoscrivere un impegno formale. Tuttavia quello che in Italia veniva propagandato come un successo di Mussolini e della R.S.I. e porto gli alleati alla convinzione, o quanto meno a far nascere in loro il sospetto, che il cambiamento di status fosse il risultato di una collaborazione volontaria degli Imi col nazifascismo. La civilizzazione tuttavia ebbe, per lo meno nell’immediato, conseguenze positive sulla vita degli Imi trasformati in liberi lavoratori: la possibilità di uscire dai campi e procurarsi fonti alternative di sostentamento, il poter disporre in alcuni casi del proprio tempo libero.

Da contraltare, il passaggio a lavoratori civili sottrasse i nostri militari alle dipendenze dalle Forze Armate tedesche e coloro che venivano denunciati o arrestati per qualsiasi motivo, vennero sottoposti alla custodia della Gestapo. Con il progressivo peggioramento delle condizioni anche della popolazione tedesca e con la guerra che ormai stava per interessare direttamente il suolo germanico, le razioni alimentari destinate ai lavoratori calarono progressivamente. Nel gennaio del ’45, fu emanata una direttiva ancora più restrittiva: essa disponeva l’invio coatto al lavoro di tutti gli ufficiali esclusi i maggiori di 60 anni, i politicamente inaffidabili, i generali, i cappellani e i medici. Anche in questo caso numerosi furono i casi di opposizione.

Durante quei duri mesi fino alla fine della guerra in Europa nei primi giorni di maggio del ’45, decine di migliaia di IMI principalmene fra coloro che dissero “No” persero la vita per malattie, fame, stenti, uccisioni. Dall’estate all’autunno 1945, per i sopravvissuti cominciarono le operazioni di rientro in Italia, principalmente verso Pescantina, nel veronese, dove era stato istituito un centro di smistamento e accoglienza, e dove si organizzano i trasporti verso le destinazioni interne. Probabilmente tutti coloro che scamparono a quella tragica vicenda, ne saranno segnati per tutto il resto della loro vita, ma nel nostro paese come per altri casi analoghi, la storia degli IMI è presto dimenticata. L’oblio è durato a lungo e solo a metà degli anni ottanta, gli storici hanno cominciato ad occuparsi della loro tragica vicenda.

A oltre cinquant’anni dalla fine di questi fatti, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha conferito con Decreto del Presidente della Repubblica del 19 novembre 1997 la Medaglia d’Oro al Valor Militare all’Internato Ignoto. L’altissima onorificenza è stata consegnata dal presidente del Senato Nicola Mancino il 13 settembre 1998, nel corso di una solenne cerimonia al Tempio di Terranegra (Padova) con la seguente motivazione:

Militare fatto prigioniero o civile perseguitato per ragioni politiche o razziali, internato in campi di concentramento in condizioni di vita inumane, sottoposto a torture di ogni sorta, a lusinghe per convincerlo a collaborare con il nemico, non cedette mai, non ebbe incertezze, non scese a compromesso alcuno; per rimanere fedele all’onore di militare e di uomo, scelse eroicamente la terribile lenta agonia di fame, di stenti, di inenarrabili sofferenze fisiche e soprattutto morali. Mai vinto e sempre coraggiosamente determinato, non venne meno ai suoi doveri nella consapevolezza che solo così la sua Patria un giorno avrebbe riacquistato la propria dignità di nazione libera. A memoria di tutti gli internati il cui nome si è dissolto, ma il cui valore ancora oggi è esempio di redenzione per l’Italia”.

Prima di chiudere il post ricordiamo che il Tempio nazionale dell’internato ignoto nel cui atrio è presente un sarcofago con le spoglie di un internato ignoto, sorse per volere di don Giovanni Fortin, che durante il secondo conflitto mondiale diede rifugio a militari inglesi e per questo venne internato agli inizi del 1944 nel campo di concentramento di Dachau in Germania. Rientrato in Italia si adoperò perchè l’edificio di Terranegra, da lui ideato nel 1953 e già in costruzione nella sua parrocchia, diventasse un Tempio-Ossario con annesso Museo della Deportazione.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci, Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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