Taranto 11 novembre 1940, “tutti i fagiani erano nel nido”

Nella notte fra l’11 e il 12 novembre 1940, la Royal Navy britannica lanciava il primo attacco aereo da una portaerei, nella storia militare. Obbiettivo dei velivoli inglesi era la flotta italiana ancorata nella base di Taranto, flotta che con l’ingresso in squadra nel mese di agosto delle super moderne corazzate Vittorio Veneto e Littorio da oltre 41 mila tonnellate era diventata molto temibile per le forze navali britanniche schierate nel mar Mediterraneo.

Gli inglesi cominciarono allora ad elaborare studi per volgere nuovamente a loro favore il rapporto di forze e venne messo in opera un piano elaborato dal 1935 contro la base navale di Taranto, da dove la Regia Marina poteva controllare il traffico nel settore centrale del “mare nostrum” e contrastare le operazioni di rifornimento verso la martoriata isola di Malta, posta come sappiamo in posizione strategica di massima importanza.

Il pomeriggio del 6 novembre l’operazione Judgemet ebbe inizio: le navi da battaglia Malaya, Ramillies, Valiant e Warspite, la portaerei Illustrious, gli incrociatori Gloucester e York e 13 cacciatorpediniere salparono da Alessandria d’Egitto diretti verso Malta, nei cui pressi stazionava la portaerei Eagle. L’8 novembre, allarmato da queste manovre nel Mar Mediterraneo, il Comando supremo della Marina italiana inviò unità minori e sommergibili di pattuglia nel canale di Sicilia, mentre nella base di Taranto fu fatto concentrare il grosso della forza navale italiana.

Le navi britanniche raggiunsero Malta nella giornata del 10 novembre, ed il giorno seguente la portaerei Illustrious cominciò a dirigersi verso il punto prefissato per il lancio degli aerei verso Taranto. La portaerei Eagle non poté invece salpare a causa di un’avaria al motore: questo inconveniente dimezzò praticamente il numero di aerei disponibili, ma non costrinse a rinviare l’incursione.

Le ricognizioni degli aerei britannici su Taranto si protrassero fino alla sera dell’11 novembre, quando la Royal Navy apprese che nelle due rade del porto si erano riunite le navi da battaglia Andrea Doria, Caio Duilio, Conte di Cavour, Giulio Cesare, Littorio e Vittorio Veneto, gli incrociatori pesanti Bolzano, Fiume, Gorizia, Pola, Trento, Trieste e Zara, i due incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi e vari cacciatorpediniere.

Come ebbe a dire l’ammiraglio Andrew Cunningham:

«Tutti i fagiani erano nel nido».

Alle ore 20:30 dalla portaerei Illustrious cominciarono le operazioni di decollo della prima ondata di aerei diretti verso Taranto. Giunti sull’obiettivo pochi minuti prima delle ore 23:00, gli aerosiluranti furono accolti da un intenso fuoco di sbarramento, ma non tanto da far desistere i piloti inglesi. Due aerei cominciarono a lanciare i bengala sulla sponda orientale del Mar Grande per illuminare i profili dei bersagli, mentre 6 aerosiluranti Fairey Swordfish iniziarono a scendere a quota di siluramento.

Un primo velivolo, che venne poi abbattuto, sganciò un siluro contro il Conte di Cavour, squarciandone la fiancata sinistra, altri due mirarono contro l’Andrea Doria, senza però colpirlo. Contemporaneamente quattro aerosiluranti, armati con bombe, danneggiarono i cacciatorpediniere Libeccio e Pessagno, bombardarono i depositi di carburante e distrussero due idrovolanti. Alle 23:15 due aerosiluranti attaccarono contemporaneamente il Littorio, colpendolo sia a dritta che a sinistra, mentre l’ultimo Swordfish sganciò inutilmente un siluro contro il Vittorio Veneto.

Alle 23:20 gli aerei della prima ondata si ritirarono, ma alle 23:30 arrivarono gli aerei della seconda. Nonostante il fuoco di sbarramento, un primo Swordfish sganciò un siluro contro il Caio Duilio colpendolo a dritta, mentre due aerosiluranti colpirono il Littorio. Un altro aereo mirò al Vittorio Veneto che anche questa volta fu risparmiato, mentre un secondo Swordfish venne abbattuto nel tentativo di attaccare il Gorizia.

Infine un ultimo attacco danneggiò seriamente l’incrociatore Trento. Gli ultimi aerei si ritirarono alle ore 0:30 del 12 novembre: l’attacco contro Taranto era terminato. In 90 minuti gli aerosiluranti della Royal Navy avevano prodotto danni ingenti, in quanto metà delle navi da battaglia italiana erano state messe fuori combattimento. Vi furono 58 morti, 32 dei quali sul Littorio, e 581 feriti, sei navi da guerra danneggiate (3 corazzate, il Cavour in maniera tanto grave che non riprese più servizio, 1 incrociatore e 2 cacciatorpediniere), e diversi danni alle installazioni terrestri.

L’esito dell’incursione dimostrò quanto fosse sbagliata la convinzione secondo cui gli aerosiluranti non avrebbero potuto colpire le navi all’interno delle basi, a causa dei bassi fondali, e segnò un punto di svolta nelle strategie della guerra sul mare affidando all’aviazione imbarcata, e quindi alle portaerei, un ruolo fondamentale nelle future battaglie. A Taranto si recò anche l’addetto militare presso l’ambasciata giapponese a Roma, con l’incarico di raccogliere maggiori informazioni sul raid.

Laconico, per ovvie ragioni di natura militare, il bollettino di guerra del Comando Supremo il nº 158 del 12 novembre 1940:

«Nelle prime ore della notte sul 12, aerei nemici hanno attaccato la base navale di Taranto. La difesa contraerea della piazza e delle navi alla fonda ha reagito vigorosamente. Solo un’unità è stata in modo grave colpita. Nessuna Vittima»

Prima di chiudere il post ricordiamo che con finalità diversive proprio sull’attacco alla base di Taranto, la Royal Navy lanciò una ricognizione in  forze  nel  canale d’Otranto, da cui scaturì una battaglia navale, in cui rifulse l’eroismo della torpediniera  Nicola Fabrizi, del suo comandante tenente di vascello di complemento Giovanni Barbini a cui verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare e del suo equipaggio  cui vennero conferite tre Medaglie d’Argento a cui abbiamo dedicato un post che vi invitiamo a leggere:

Canale d’Otranto 12 novembre 1940, l’eroica resistenza della torpediniera Fabrizi

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci, Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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