6 ottobre 1939, muore Giulio Gavotti

Leggendo il titolo del nostro post odierno, molti di Voi si staranno chiedendo chi era Giulio Gavotti? Eppure l’aviatore italiano, e qui cominciamo a svelarvi qualcosa, nato a Genova il 17 ottobre 1882 è detentore di un primato mondiale, purtroppo ai più sconosciuto. L’impresa che ha consegnato Gavotti alla storia è da inquadrarsi nell’ambito della guerra italo-turca iniziata il 29 settembre 1911 e precisamente nei combattimenti in terra di Libia.

E’ il 1° novembre quando Gavotti sorprendendo tutti, è il primo pilota al mondo a sperimentare un nuovo metodo di combattimento destinato ad avere un grande avvenire: il bombardamento aereo. Sporgendosi dall’abitacolo del suo Etrich, Gavotti che ha 29 anni, lancia tre bombe a mano Cipelli su un accampamento turco ad Ain Zara e una bomba sull’oasi di Tripoli, staccando il detonatore con i denti. Per la prima volta al mondo un aeroplano da guerra ha attaccato il nemico.

Ecco come lui stesso descrisse più tardi l’evento:

“Ho deciso di tentare oggi di lanciare delle bombe dall’aeroplano. E’ la prima volta che si tenta una cosa di questo genere e se riesco sarò contento di essere il primo. Appena è chiaro sono nel campo. Faccio uscire il mio apparecchio. Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con entro quattro detonatori al fulminato di mercurio. Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare. Arrivo fin sopra la “Sicilia” ancorata a ovest di Tripoli dirimpetto all’oasi di Gurgi poi torno indietro passo sopra la “Brin”, la “Saint Bon” la “Filiberto” sui piroscafi ancorati in rada. Quando ho raggiunto 700 metri mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara altra piccola oasi dove avevo visto nei giorni precedenti gli accampamenti nemici (circa 2000 uomini). Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti”.

Giulio Gavotti su un biplano Farman, Roma 1910
Giulio Gavotti a Roma nel 1910 su un biplano Farman

Da ricordare che il Regno d’Italia aveva sottoscritto la Convenzione dell’Aja del 1907: tale accordo prevedeva la messa al bando del lancio di esplosivi da aeromobili in caso di guerra. l’azione di Gavotti coincise quindi anche con una delle prime violazioni del diritto dei conflitti armati nel XX secolo: l’impero ottomano, al quale apparteneva la Libia, non era stato però tra i sottoscrittori dello stesso e quindi non accadde nulla. In fondo anche il Cancelliere Bismarck aveva detto grossomodo che i trattati internazionali valevano solo la carta su cui erano stampati…

Tornando a Gavotti, per questa azione ed altra a Gargaresc egli verrà ricompensato con la medaglia d’Argento al valor militare e celebrato niente meno che dal “poeta soldato” Gabriele D’Annunzio in una poesia intitolata “La canzone di Diana”.

Dopo la conclusione della guerra vittoriosa contro l’Impero ottomano prima e la Grande Guerra, Gavotti tornato alla vita civile negli anni venti, fu capo sezione della produzione aeroplani presso la Direzione superiore del genio e delle costruzioni aeronautiche con il grado di colonnello. Negli anni trenta entrò nel consiglio di amministrazione della compagnia aerea nazionale ‘Ala Littoria’, della quale fu ispettore. Morì a Roma il 6 ottobre 1939.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.