1 e 2 ottobre 1943, il massacro di Treglia e il martirio della divisione Bergamo

Il tragico episodio che andiamo a raccontare oggi, si inquadra nei nefasti giorni seguiti all’armistizio proclamato l’8 settembre 1943, con la conseguente defezione del Regno d’Italia dall’alleanza con le Germania. Il massacro di Treglia fu commesso fra il 1° e il 2 ottobre 1943 in due diverse località nei pressi della città di Spalato, in Dalmazia, dalla SS Freiwilligen Division “Prinz Eugen” comandata dall’Obergruppenführer Karl Reichsritter von Oberkamp, dopo la resa delle forze italiane che presidiavano la città.

Facciamo qualche passo indietro e inquadriamo brevemente i fatti storici che portarono al massacro degli ufficiali italiani della divisione “Bergamo”. Il 9 aprile 1941 le forze armate tedesche, assieme a quelle italiane e ungheresi, scatenarono l’attacco al Regno di Jugoslavia, che solo pochi giorni prima aveva firmato l’adesione al Patto Tripartito, salvo poi ribaltare l’alleanza a seguito di un colpo di stato.

Attaccato su più fronti, da tedeschi ungheresi e bulgari e dagli italiani che attaccarono sia della Venezia Giulia che a sud dall’Albania e con le Forze Armate profondamente lacerate dalle divisioni fra le varie comunità etniche che le componevano, il regno balcanico crollò in brevissimo tempo. Già il 15 aprile veniva avanzata la richiesta di pace che venne firmata il successivo 17 a cui seguì la spartizione dei territori fra le varie potenze vincitrici.

Ampie zone vennero assegnate al Regno d’Italia che annesse e trasformò in provincia la parte della Slovenia comprendente la capitale Lubiana, ingrandì con ampi territori il Regno di Albania, la cui corona era sulla testa di Vittorio Emanuele III, mise il Montenegro sotto la propria protezione e si spartì la Dalmazia con il neonato Stato Indipendente di Croazia. Nella parte annessa all’Italia venne creato il Governatorato della Dalmazia, costituito dalle tre province di Zara, Spalato e Cattaro. Alla costituzione e alla vita del Governatorato abbiamo dedicato un interessante post che chi volesse può leggere seguendo il link sottostante:

19 agosto 1943, viene soppresso il Governatorato della Dalmazia

L’occupazione di questi territori comportò un grande dispendio di forze da parte soprattutto del Regio Esercito, visto che quasi subito in molti territori si organizzarono possenti formazioni partigiane, sia di ispirazione comunista, sia di fede monarchica, i cosiddetti cetnici, fra l’altro acerrime nemiche fra di loro. Prova ne è che al momento dell’armistizio dell’8 settembre, si trovavano dislocate nei territori della Jugoslavia ben 27 divisioni italiane e altre quattro erano schierate a presidio del Montenegro inquadrate nel XIV Corpo d’Armata, con sede a Podgorica e comandato dal generale Ercole Roncaglia.

Le forze dislocate in Dalmazia, oggetto del nostro post in quel tragico giorno risultavano così schierate: la provincia di Cattaro era presidiata dalla divisione “Emilia”, nella parte della costa dalmata fra Cattaro e Spalato era schierato il VI Corpo d’Armata, con una giurisdizione che comprendeva un territorio da Rastozza sino a Ragusa vecchia, ed una profondità di trenta chilometri verso l’interno. Oltre a ciò, il VI Corpo d’Armata presidiava la penisola di Sabbioncello, le isole italiane di Curzola e Meleda e quelle croate di Giuppana, Mezzo, Calamotta, oltre a Lagosta, già territorio italiano fin dalla fine della Grande Guerra.

La parte nord e la parte centrale della regione ricadevano nella giurisdizione della 2ª Armata agli ordini del generale Mario Robotti che aveva il comando a Sussak, un sobborgo di Fiume. Essa presidiava l’intero scacchiere che andava dalla parte della Slovenia annessa e fino alla Dalmazia centrale. La Dalmazia italiana esclusa la provincia di Cattaro era presidiata dal XVIII Corpo d’Armata del generale Umberto Spigo, con il comando posto a Zara. Quest’ultimo schierava sul terreno la divisione “Zara” del generale Carlo Viale a presidi della’omonima città, mentre a sud vi era la “Bergamo” del generale Emilio Becuzzi con il comando nella città di Spalato.

Sul versante tedesco erano schierate nella stessa zona la temibile SS Freiwilligen Division “Prinz Eugen”, la 264ª Divisione di Fanteria, la 114ª Divisione di Cacciatori oltre a diversi reparti croati. A Belgrado era schierato il neocostituito gruppo d’armate F, al comando del Generalfeldmarschall Maximilian von Weichs, che disponeva della 2ª Armata Corazzata, di alcuni reparti dell’esercito serbo e del 15º Corpo d’Armata di Montagna composto da tre grandi unità croate.

I tedeschi, che ormai era certi della defezione dell’Italia già da mesi avevano pronti i piani con le relative contromosse, si mossero con estrema rapidità e decisione non appena avuta notizia della proclamazione dell’armistizio, con due fini principali: da un lato prendere pieno possesso del territorio e dall’altro impedire operazioni di accaparramento di materiale bellico e non solo, da parte delle forze partigiane. Tralasciamo le altre zone dei balcani e concentriamoci sulle zone oggetto del nostro post odierno.

La particolarità della situazione in Dalmazia, con la contemporanea presenza di combattenti italiani e tedeschi, di collaborazionisti croati e cetnici, oltre che dei partigiani comunisti di Tito, si rese evidente nell’assoluta eterogeneità delle decisioni dei comandi italiani: mentre a Cattaro e a Ragusa i nostri si opposero con le armi ai tedeschi, a Spalato e Sebenico aprirono contemporanee trattative con i tedeschi e con i partigiani, mentre a Zara ci si accordò con i primi fin dallo stesso 8 settembre, per un loro ingresso in città, cosa che avvenne due giorni dopo.

La piazza di Sebenico agli ordini del generale di brigata Paolo Grimaldi comandante della fanteria della 15ª Divisione fanteria “Bergamo”, aveva a disposizione un battaglione del 4º bersaglieri, un battaglione mitraglieri, un battaglione territoriale mobile, il 103º Gruppo di artiglieria da posizione e forze della MILMART “Milizia Marittima di Artiglieria” con tre batterie. Comprendendo il personale del Comando militare marittimo complessivamente si trattava di circa tremila uomini. Le notizie dell’armistizio colse un po’ tutti di sorpresa e come nella penisola e nelle zone d’Europa occupate dal Regio Esercito, non giunsero ordini precisi, il Re, il capo del Governo Badoglio e gli altri comandi avevano pensato solo a mettersi in salvo.

Alla mattina del 9, il generale Emilio Becuzzi comandante della “Bergamo” avvertì Grimaldi: “siamo in guerra con la Germania”, emanando una serie di ordini in esecuzione dei piani di corpo d’armata per la creazione di una linea di difesa sino a sud di Spalato. Per quanto concerne il contegno da tenersi verso i partigiani jugoslavi, Becuzzi autorizzò ad “accettare cooperazione, se vogliono combattere con noi contro i tedeschi”, aggiungendo però di “non farli entrare in Sebenico; per ora tenerli dove si trovano”.

Alle 17:00 del 10 settembre Grimaldi ricevette da Zara il testo di un accordo che il generale Spigo aveva preso con i tedeschi: le truppe italiane si sarebbero dovute arrendere ai tedeschi senza opporre alcuna resistenza. Al mattino dell’11, venne convocato un incontro fra lo stato maggiore partigiano e il comando italiano: Grimaldi riuscì a convincere gli iugoslavi dell’imminente arrivo dei tedeschi e questo bastò perchè essi abbandonassero la città che venne raggiunta nel pomeriggio del giorno seguente dai primi reparti germanici.

Il giorno successivo il comandante della 114. Jäger-Division, Generalleutnant Karl Eglseer, convocò l’intero corpo ufficiali e la truppa e parlò loro, proponendo di continuare la guerra a fianco della Germania o in alternativa di essere internati in prigionia: la gran parte dei soldati scelse la prigionia, capeggiata dallo stesso generale Grimaldi.

A Spalato la “Bergamo” priva di ordini chiari, fu facilmente disarmata dai partigiani, che in contrasto con gli accordi sottoscritti il 12 settembre, affissero in città manifesti in cui si invitava la popolazione a segnalare i militari italiani che avessero preso parte a rappresaglie contro i partigiani. Il 17 settembre Becuzzi ebbe un nuovo incontro con i capi partigiani a Castel Vitturi alla presenza del maggiore dell’OSS (Office of Strategic Services) un servizio segreto statunitense, Deakin.

La discussione affrontò la resa e la questione dei presunti criminali di guerra italiani e alla fine Becuzzi acconsentì alla consegna di undici militari definiti “criminali di guerra”. A partire dal 19 settembre per alcuni giorni a seguire incominciò la repressione anti-italiana con fucilazioni presso il cimitero di San Lorenzo e nelle campagne vicine. Particolarmente colpita fu la questura di polizia di Spalato che ebbe 41 dispersi, di cui parte fu poi rinvenuta in fosse comuni.

Nello stesso tempo aumentava la pressione dei tedeschi che si stavano avvicinando alla città e che il 19 sottoposero la stessa e le truppe italiane a un violento bombardamento che provocò oltre 300 morti e altrettanti feriti fra i nostri militari. Il 23 settembre da Bari giunsero a Spalato quattro navi cariche di materiale bellico da consegnare ai partigiani, che dopo aver scaricato le stesse dovevano ripartire alla volta dell’Italia per riportare in Patria i nostri soldati.

Becuzzi prese posto sulla torpediniera Aretusa abbandonando circa ottomila soldati della Bergamo. Cigala Fulgosi e Pelligra invece rifiutarono l’imbarco fintanto che non fossero partiti tutti i soldati della divisione. Il 25 settembre i partigiani abbandonarono Spalato temendo di rimanere circondati dai tedeschi della 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division “Prinz Eugen” che a marce forzate si stava avvicinando alla città. Assunto il controllo della città, i tedeschi rastrellarono i civili che durante la breve occupazione partigiana avevano fatto causa comune con questi.

Al generale Salvatore Pelligra fu ordinato di radunare tutti gli ufficiali italiani presenti in città per un numero complessivo di 450. Tra questi figuravano anche tre generali, Angelo Policardi comandante del genio di corpo d’armata, Salvatore Pelligra e Angelo Cigala Fulgosi comandante della piazza di Spalato e padre di Giuseppe Cigala Fulgosi, pluridecorato ufficiale della Regia Marina, diversi colonnelli e tenenti colonnelli, un maggiore ed alcuni ufficiali subalterni.

Con il pretesto del trasferimento in Germania, questo gruppo venne fatto salire su dei camion, ma purtroppo non si trattava di una trasferimento, i piani dei tedeschi erano ben diversi. Il 1º ottobre 1943, presso le fornaci di Signo verranno fucilati i tre generali appena citati, mentre il giorno seguente, 46 ufficiali, prevalentemente della “Bergamo” troveranno la morte a Treglia. Le salme rimpatriate solo negli anni cinquanta sono sepolte nel Tempio votivo di Venezia, dove giacciono oltre tremila caduti delle due guerre mondiali, all’interno del quale è stato costruito un sacrario dedicato agli ufficiali morti a Treglia.

Il resto dei reparti finisce in prigionia, ma non tutti. Alcuni riescono a fuggire e danno vita, nell’ottobre 1943 al battaglione Matteotti, inquadrato nella III brigata proletaria. La storia della 15ª Divisione fanteria “Bergamo” ufficialmente iniziata il 24 maggio 1939 cessò per avvenimenti bellici il 9 settembre 1943 e la grande unità non verrà mai più ricostruita. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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