Donne in guerra, le ausiliarie della Decima

Dopo l’8 settembre 1943, circa 15 mila uomini, in prevalenza giovani e giovanissimi, si presentarono alla caserma di San Bartolomeo nella città di La Spezia sul cui pennone continua a sventolare il tricolore e chiesero di arruolarsi nella Xª Flottiglia MAS. Ad attrarre i giovani nati nel periodo fascista e i veterani che non volevano accettare il tradimento del re, contribuì molto la presenza di una figura di primissimo piano nella storia militare italiana, il comandante Junio Valerio Borghese, eroe pluridecorato ed uno dei migliori sommergibilisti italiani. Pronti a combattere una guerra ormai perduta, quegli uomini furono protagonisti di una delle pagine più interessanti della seconda guerra mondiale.

Accanto alle migliaia di uomini che si presentarono volontari, vi furono anche alcune centinaia di giovani donne attratte dalla Decima, che fu l’unico corpo militare italiano ad arruolare personale femminile in tempo di guerra. Le donne, tutte volontarie, vennero inquadrate nel Servizio Ausiliario Femminile come dipendenti civili e come tali, non armate. Istituito ufficialmente il 1° marzo 1944 il Servizio Ausiliario della Decima nacque quindi oltre un mese e mezzo prima del Corpo Femminile Volontario per i Servizi Ausiliari delle Forze Armate Repubblicane poi noto come S.A.F. Quest’ultimo istituito il 18 aprile 1944, fu affidato al comando del generale di brigata Piera Gatteschi Fondelli, già ispettrice nazionale dei Fasci di Combattimento Femminili e unica figura di generale donna nell’intera storia delle nostre Forze Armate.

Tornando al SAF della Decima, inquadrato alle dipendenze del sottosegretariato alla Marina, esso fu affidato al comando della ex ispettrice del settore sportivo femminile dei GUF Fede Arnaud Pocek. Le ausiliarie vennero arruolate nei centri affiancati a quelli maschili che la Decima aprì nelle maggiori città. Fra i requisiti per farne parte vi erano la moralità, l’idoneità fisica, la licenza elementare, il consenso dei genitori per le minorenni o quello del marito per le donne coniugate. Molte domande, tutte quelle che arrivavano da figlie, mogli, sorelle amiche di ufficiali e di “pezzi grossi”, vennero respinte, cosi’ come quelle che provenivano dalle “troppo fanatiche”.

Il primo reclutamento avvenne a Roma, dopo l’arrivo al fronte del battaglione “Barbarigo” e dopo l’arretramento a nord si cominciò ad organizzare le scuole che dovevano curare la formazione delle volontarie. La prima sede fu Sulzano (Brescia) in una vecchia scuola elementare, quasi subito trasferita a Grandola (Como) in un albergo, poi a Vittorio Veneto (Treviso) in un complesso rurale infine a Venezia. Nelle scuole si tenevano corsi trimestrali formativi e di specializzazione. Nel corso del 1944, si tennero tre corsi ai quali si iscrissero circa duecento volontarie, mentre il quarto, organizzato a Venezia nel marzo 1945, non fu completato a causa degli eventi bellici:

I Corso “Nettuno” (Salzano, poi Grandola, 5 giugno 1944)
II Corso “Anzio” (Grandola, 8 settembre 1944)
III Corso “Fiumicino” (Col di Luna, dicembre 1944)

Alle volontarie della Decima si aggiunsero le giovani che avevano frequentato i corsi dell’Esercito Nazionale Repubblicano, del partito fascista repubblicano, della polizia e della Guardia Nazionale Repubblicana che inizialmente inquadrò le allieve dell’Opera Balilla, oltre alle collaboratrici dei servizi d’informazione della Decima. In tutto verranno istruite circa 10 mila ausiliare e tre di loro, a cui abbiamo dedicato un post, verranno decorato dal Governo della Repubblica Sociale con la massima onorificenza militare italiana la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Chi volesse conoscere la loro storia può farlo seguendo il link sottostante:

Le tre ausiliare del S.A.F. decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare

Diversamente da quanto previsto, alcune finirono per combattere in prima linea: così accadde per le donne aggregate al battaglione Barbarigo sul fronte di Nettuno e per quelle impegnate con i presidi della Decima a difesa dei confini orientali minacciati dai partigiani jugoslavi. Alcune di loro moriranno in Istria e Dalmazia, a Zara, Fiume e Pola nell’estrema difesa di quelle terre italiana, molte altre furono massacrate dai partigiani titini negli ultimi giorni di guerra, mentre molte altre subirono violenze di ogni tipo all’indomani del 25 Aprile 1945.

Fra le ausiliarie della Decima che persero la vita nei tragici giorni e mesi che seguirono alla fine ufficiale della guerra, ricordiamo Blandina Lovise del battaglione Lupo che per sua sventura si trovava nel carcere di Schio insieme al fratello e alla sorella, quando i partigiani il 7 luglio del 1945 fecero irruzione nel carcere. Ne seguì una strage di fascisti o presunti tali presenti nel locali in quella che fu una delle più efferate fra le numerose che andarono in scena in quei giorni. Al drammatico episodio abbiamo dedicato un post che potete leggere seguendo il link sottostante:

7 luglio 1945, la strage partigiana di Schio

La strage che coinvolse 54 persone fra cui 14 donne (la più giovane aveva solo 16 anni) indignò e preoccupò molto per possibili escalation le autorità militari alleate presenti in Italia e in particolar modo il generale Dunlop governatore militare del Veneto, che il giorno seguente alla strage pronunciò queste parole:

“Sono qui venuto per una incresciosa missione, per un anno e mezzo ho lavorato per il bene dell’Italia, la mia opera e la mia amicizia sono state, io lo so, riconosciute e apprezzate, è mio dovere dirvi che mai prima d’ora il nome dell’Italia è caduto tanto in basso nella mia stima, non è libertà, non è civiltà che delle donne vengano allineate contro un muro e colpite al ventre con raffiche di armi automatiche e a bruciapelo. Io prometto severa e rapida giustizia verso i delinquenti, confido che il rimorso di questo turpe delitto li tormenterà in eterno e che in giorni migliori la città di Schio ricorderà con vergogna e orrore questa spaventosa notte e con ciò ho detto tutto”

Prima di chiudere il post dedicato alle ausiliarie della Decima ricordiamo la bellissima opera di due di loro, Raffaella Duelli e Silvana Millefiorini che una volta liberate dai campi di concentramento si dedicarono anima e corpo alla pietosa opera di ricerca, per dare degna sepoltur,a ai morti della Decima nella piana pontina a sud di Roma. L’opera di recupero dei poveri resti di coloro che combatterono per fermare l’invasione americana sul fronte di Anzio e Nettuno cessò solo nel 1954, quando il corpo del comandante Umberto Bardelli venne trasferito da Ivrea nell’apposita zona del cimitero del Verano a Roma.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

Fonte: Guido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comanadnte! – Mursia 1988

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