7 settembre 1943, la tragedia del sommergibile Velella

La sera del 7 settembre 1943 il sommergibile Velella lasciava il porto di Napoli, per predisporre insieme ad altre 10 unità uno sbarramento per contrastare il previsto sbarco anglo-americano in Campania. Fedeli al giuramento ma inconsapevoli che il proprio Re, il proprio capo di governo maresciallo Badoglio, che solo poche settimane prima aveva detto che “la guerra continua”, ma che già da una settimana avevano firmato un protocollo segreto per la resa incondizionata e da lì a poche ore avrebbero abbandonato Roma scappando come i peggiori dei traditori, lasciando le Forze Armate senza ordini allo sbando totale, uscivano in missione per compiere come sempre, il proprio dovere fino in fondo.

Prima di proseguire due parole sul battello. Classificato come sommergibile di media crociera e appartenente alla classe “Argo” il Velella fu varato il 18 dicembre 1936 dai cantieri navali C.R.D.A. (Cantieri Riuniti dell’Adriatico) di Monfalcone ed entrò in servizio il 31 agosto 1937. Fu fra i battelli inviati a Bordeaux per operare in Atlantico, da cui dopo quattro missioni offensive fece rientro nell’agosto del 1941. In Mediterraneo svolse 16 missioni offensivo-esplorative e 14 di trasferimento, per un totale di 19.430 miglia di navigazione in superficie e 2441 in immersione.

Il sommergibile “Velella” quella sera usci’ nell’ambito del «Piano Zeta» e non rientrò alla base. Del Ten. Vasc. Mario Patanè, il Comandante e degli altri 49 uomini di equipaggio e della mascotte del battello il gatto Scheggia non si seppe più nulla. Solo nel 1948, nell’ambito di una commissione militare anglo-italiana si seppe che il “Velella” aveva incrociato una squadra navale della Royal Navy composta da due incrociatori, un cacciatorpediniere e un sommergibile e aveva impegnato battaglia, nonostante la netta inferiorità, per adempiere con coraggio al proprio dovere militare e fu affondato verso le 20 dal sommergibile inglese HMS Shakespeare.

Alle 19,42 del tragico 8 settembre 1943, Badoglio annunciava che l’Italia aveva chiesto ed ottenuto l’armistizio, alle 21 circa, il comando sommergibili diramava a tutte le unità il messaggio di cessare le ostilità, ma il Velella non poteva riceverlo, da circa ventiquattro ore era sul fondo del mare. Al sacrificio dei valorosi marinai non è stata dedicata una sola strada, una piazza, un viale, un pubblico giardino e il monumento ai suoi valori caduti è arrivato dopo 59 anni. Sono morti scomodi perché ricordano il tradimento di una intera classe dirigente verso chi ha fatto il proprio dovere con coraggio per amore di Patria. Noi vogliamo rendere ONORE e soprattutto far conoscere a quanti più possibile la storia di coraggio e di gloria di questi eroi.

Prima di chiudere ricordiamo che nel maggio del 2003 a circa 138 metri di profondità nella zona di punta Licosa in provincia di Salerno, il relitto del Velella è stato individuato. Esso rimane sepolto, secondo i codici del mare che prevedono che l’ultima dimora terrena per i marinai morti in combattimento sia il mare, il sommergibile, detentore del triste primato di ultimo battello della nostra Regia Marina ad essere affondato dagli Alleati nel corso del secondo conflitto mondiale.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

Un pensiero riguardo “7 settembre 1943, la tragedia del sommergibile Velella

  1. Eccellente articolo. Il responsabile ultimo fu Mussolini e i milioni di italiani ignoranti e infantili che lo acclamarono. Ma che la vergogna per il tradimento del re e del capo del governo rimanga viva nei secoli. A morire furono i migliori, i coraggiosi. I figli di puttana, come sempre, si riciclarono.

    Have a good day, Roberto

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