Afghanistan 25 luglio 2011, medaglia d’argento al valor Militare al parà David Tobini

Paracadutista impiegato in un’attività operativa, riceveva il compito di coprire il fianco del dispositivo amico da posizione a lui assegnata. Investito da intenso fuoco ostile, reagiva con l’arma in dotazione esponendosi più volte, incurante della propria incolumità, al fine di garantire la sicurezza dei propri commilitoni. Durante l’ennesimo tentativo di debellare la proditoria azione avversaria veniva mortalmente colpito. Fulgido esempio di graduato paracadutista che immolava la propria vita ai più alti principi militari “.

Questa la motivazione della medaglia d’argento al valor militare assegnatagli nel 2013 al ventottenne caporalmaggiore scelto David Tobini, parà della Folgore in forza al 183° battaglione paracadutisti “Nembo“ morto il 25 Luglio del 2011, durante una missione in Afghanistan. Fu la quarantunesima vittima italiana della contestatissima e interminabile “operazione di pace” in Afghanistan, conclusa solo poche settimane fa, precisamente il 30 giugno con il rientro dell’ultimo uomo del contingente italiano.

Tobini nato a Roma il 23 luglio 1983, rimase ucciso a a nord-ovest di Bala Murghab, nella parte occidentale, la più impervia dell’Afghanistan, nel corso di un operazione congiunta tra militari italiani e forze afghane. Mentre i militari italiani stavano compiendo un’operazione di rastrellamento per cercare ordigni nemici, sono stati oggetto di un attacco da parte dei ribelli afghani, probabilmente talebani. Tobini, dopo aver ripetutamente risposto al fuoco, venne colpito in testa rimanendo ucciso. Prima della Medaglia d’argento sopra citata, alla memoria del parà fu conferita la Croce d’Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili impegnate in operazioni militari e civili all’estero con la seguente motivazione:

«Paracadutista del 183º Reggimento, animato da straordinarie qualità morali e di carattere, comandato in missione di pace in teatro afghano, si prodigava, con rara perizia ed eccellente professionalità nell’assolvimento dei propri compiti. Il 25 luglio 2011, nel corso dell’operazione “Komodo Shamaar Varan” nella Valle di Bala Murghab, veniva fatto oggetto di fuoco con armi portatili da elementi ostili, colpito mortalmente, periva a seguito delle ferite riportate, immolando la propria vita. Chiaro esempio di attaccamento al servizio ed altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio – Miranzai (Afghanistan), 25 luglio 2011»
— 14 febbraio 2012.

La madre Anna Rita, che stava cercando di fargli costruire una cappella nel cimitero di Santa Maria in Galera, aveva inutilmente cercato di incontrare a questo scopo il sindaco di Roma Ignazio Marino, che aveva invece scelto di mandare un suo assistente per dirle che non era possibile trovare spazio per il paracadutista, se non in un angolo dove viene riposto materiale da asporto, per una tomba a terra. Successivamente, nel 2015 in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno, la madre del parà scrisse un’indignata lettera a Matteo Renzi, presentatosi in mimetica per ricordare i caduti in Afghanistan:

Caro Presidente,

Mi permetta tale confidenza perché oggi in questo periodo di celebrazioni e ricorrenze, leggo del suo viaggio particolare. Leggo che a distanza di anni, fatalità, oggi ricorda l’Afghanistan e i suoi caduti. Lei che trasmette forza a chi come noi e loro hanno subito tante umiliazioni e tante trascuratezze.

Sono Annarita, Presidente, quella madre che non ha mai voluto incontrare, preferendola a una squadra di pallavoliste. Quella madre di cui non ebbe mai una parola di sconforto e conforto. Sono quella madre, Presidente, che l’anno scorso era davanti al suo palco per guardarla da lontano perché solo da lontano potevo guardarla in quella parata militare del 2 giugno che presidio da sempre…fin dai tempi “verdi”.

Perché solo oggi, Lei porge questi Onori? Presidente, quel “sangue” meritava e merita più rispetto, come rispetto meritano le forze dell’ordine e chi è sopravvissuto perdendoli. Il rispetto alle forze armate va tutti i giorni, perché loro sfilano tutti i sacrosanti giorni, rischiando la vita in cambio di non curanza.

Mi sembra che ci stiamo lavando la coscienza laddove possiamo trarne vantaggio.

La mimetica non è un gioco. Non la si può indossare se non la si sa portare. Tutto ciò glielo dice una madre che ha perso un figlio per un dovere dettato dalle Istituzioni italiane e non permetterà che tali Istituzioni traggano profitto – se pur soltanto in termini di visibilità mediatica – da quel Sangue, perché i nostri figli Vivi o Morti non sono un baratto politico.

Vorrei dire al presidente che immaginando di sforzarmi sulle sue benevole intenzioni gli suggerirei prima di fare sermoni sul sacrificio a quei ragazzi, dovrebbe MANGIARE COME LORO, DORMIRE COME LORO, VIAGGIARE COME LORO. Il sacrificio prima di essere decantato va “gustato”… così come il coraggio.

Una perizia redatta dall’esperto balistico Ermanno Musto, nel 2020 disegna uno scenario diametralmente opposto a quello finora ipotizzato. “Sull’elmetto e il corpo di David ci sono tracce di ustione e combustione che testimoniano come il colpo sia stato a contatto o nella brevissima distanza, quindi sparata da un commilitone. Ciò a portato al sequestro dell’elmetto del parà nella caserma di Pistoia, dove Tobini era di stanza, e ora i magistrati ascolteranno la versione dei fatti dei soldati coinvolti in quell’operazione per ripercorrere in modo dettagliato quanto avvenuto a Bala Murghab in quanto le dichiarazioni dei commilitoni rilasciate nella prima inchiesta, poi archiviata, non collimerebbero con la ricostruzione tridimensionale.

A 10 anni da quei tragici fatti, la verità sulla morte di David Tobini è tutta da scrivere anche se proprio a oggi si attende la decisione del GIP per un’archiviazione di questa seconda inchiesta. “Dieci anni di silenzi e depistaggi sono tanti, ora voglio la verità. Nessuno ancora sa dirmi come è morto mio figlio. E chi può confermare con tanta sicurezza che si tratti di colposo?”, ha tuonato la madre del parà.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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