19 giugno 1918, muore in combattimento l’Asso degli Assi della Grande Guerra

Al culmine della Battaglia del Solstizio, il 19 giugno 1918, circa alle 18,15 dal campo di volo di Quinto di Treviso Francesco Baracca e il suo gregario Franco Osnago decollarono per una missione di mitragliamento a bassa quota contro le truppe austro-ungariche che avevano occupato parte del Montello. Fu l’ultima volta che Baracca venne visto vivo. Alle 18,45 Osnago atterrò sul campo di volo, e con espressione trafelata comunicò di avere perso di vista il suo comandante durante la missione. Subito alcuni compagni della squadriglia decollarono per sorvolare la zona, mentre altri si avviarono nell’area teatro dei combattimenti: le ricerche furono senza esito.

Il 21 giugno il bollettino di guerra laconicamente comunicava:

“Il valoroso maggiore Baracca che aveva raggiunto la sua 34ª vittoria aerea, il giorno 19 non ha più fatto ritorno da eroico volo di guerra”.

Il suo corpo venne ritrovato solo il 24 giugno in località Busa delle Rane dai compagni Ferruccio Ranza, Franco Osnago e dal giornalista de “Il Secolo” Raffaele Garinei, a pochi metri dai resti del suo aereo distrutto dalle fiamme. A oltre 100 anni dalla sua morte, gli studiosi non sono ancora riusciti a fornire una risposta definitiva alla causa della sua morte. Ucciso da terra da un colpo casuale di fante austriaco? Centrato da un colpo di un cecchino debitamente appostato? Abbattuto da un altro velivolo? Suicida con un colpo di pistola per non morire orrendamente bruciato? Nessuno potrà ormai dare una riposta a questa domanda che non ha fatto altro che alimentare la sua leggenda.

Le spoglie di Francesco Baracca giunsero a Lugo nella notte di venerdì 28 giugno 1918, verso le 23, su un camion militare seguito da alcune automobili. Il giorno successivo fu allestita nella sala del “Patrio Consiglio”, nella Rocca Estense, la camera ardente aperta al pubblico. Il feretro, posto in mezzo alla sala, era avvolto nel tricolore e coperto di fiori; due giovani ufficiali aviatori vegliavano ai lati. Migliaia di persone resero omaggio al pilota tanto amato e ammirato, del cui destino si sentivano partecipi, sfilando in reverente silenzio per tutto il sabato e nella mattinata della domenica.

Nel pomeriggio di domenica 30 giugno si svolse il solenne funerale. Il libro, che raccoglie la testimonianza di coloro che si recarono nella camera ardente, annovera oltre 4200 firme. Accanto a quelle di semplici cittadini vi sono quelle delle autorità civili, militari, del prefetto, dei sindaci delle città vicine, degli onorevoli venuti dalla Capitale, degli aviatori delle squadriglie francesi sul fronte italiano e degli americani da poco arrivati. Si notano decine di cognomi non locali: sono i profughi friulani e veneti accolti nella città romagnola che resero omaggio a un eroe che aveva combattuto ed era morto anche per liberare le loro terre.

Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare con questa bellissima motivazione:

“Primo pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia, temprato in sessantatrè combattimenti, ha già abbattuto trenta velivoli nemici, undici dei quali durante le più recenti operazioni. Negli ultimi scontri tornò due volte col proprio apparecchio gravemente colpito e danneggiato da proiettili di mitragliatrice”. Cielo dell’Isonzo, della Carnia, del Friuli, del Veneto, degli Altipiani: 23 novembre 1916, 2 febbraio, 22-25-26 novembre, 7 dicembre 1917.

Era un ufficiale di cavalleria, Baracca, giacché all’epoca la giovanissima aeronautica militare operava ancora in seno al Regio Esercito. Colto, brillante, di ottima famiglia di Lugo di Romagna, campione di equitazione, alto, bello, il romagnolo non passava mai inosservato fra le donne. Inanellò le sue 34 vittorie in soli due anni e due mesi, tanto da essere scelto per comandare la 91a, la squadriglia degli assi: a destra, sulla fusoliera dei biplani rivestiti di tela, un grifone, a sinistra il simbolo personale di ogni pilota: per Baracca il cavallino rampante (dall’emblema dell’amatissimo Secondo reggimento cavalleria Piemonte Reale).

In quei luttuosi anni di guerra, gli Assi dell’aviazione divennero gli eroi più popolari e seguiti, i più ritratti nelle copertine della Domenica del Corriere e i loro simboli personali divennero leggendari, Quel cavallino è giunto ai giorni nostri e rappresenta oggi forse il marchio più conosciuto al mondo quello della Ferrari. Nel 1923, la madre di Baracca lo donerà a Enzo Ferrari intrecciando così due leggende. Baracca e gli altri assi, in quei luttuosi anni di guerra, divennero gli eroi più popolari e seguiti, più ritratti nelle copertine della Domenica del Corriere

Prima di chiudere il nostro post odierno ricordiamo che solo due mesi prima era morto un’altro assoluto protagonista delle battaglie aeree della prima guerra mondiale il famosissimo “barone rosso” asso dell’aviazione tedesca. Manfred von Richthofen era partito il 21 aprile 1918 per quello che sarà il suo ultimo volo. Sarà un pilota canadese, Roy Brown, ad inseguire, colpire in coda ed abbattere l’asso degli assi dell’aviazione della Prima guerra mondiale, accreditato di ben 81 vittorie e a farlo precipitare al di là delle linee australiane. Saranno proprio gli australiani a rendergli gli onori militari proprio il 23 aprile del 1918.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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