13 maggio 1918, il Monte Corno è italiano

«Monte Corno impersonava la più molesta, assidua e insistente vigilanza austriaca. L’osservatorio ficcava i suoi sguardi inquisitori come un gigante affacciato dalle nuvole».

L’episodio che andiamo a narrare oggi, costituisce una una delle più gloriose pagine, fra le molte scritte dai nostri Arditi nel corso della prima guerra mondiale. Siamo nella primavera inoltrata dell’ultimo anno della Grande Guerra, sul Monte Corno, bastione roccioso che si stacca solitario a ovest del massiccio del Pasubio, è il 13 maggio 1918. Ma facciamo un passo indietro e capiamo dove si svolse questa impresa portata a termine da cinque valorosi soldati del Regio Esercito ai comandi dell’allora tenente Carlo Sabatini.

Il monte Corno fu sempre aspramente conteso da italiani e austriaci fino alla fine del conflitto. Irto di mitragliatrici incavernate, costituiva fin dal 1916 un osservatorio inespugnabile sui movimenti delle nostre truppe in Vallarsa. Il 10 luglio di quell’anno, durante un’ assalto del battaglione alpini “Vicenza”, il tenente Cesare Battisti e il sottotenente Fabio Filzi vennero catturati. Trentino il primo, istriano-roveretano il secondo, erano entrambi cittadini dell’Impero asburgico. Pertanto essi erano agli occhi degli austriaci dei traditori e per questo motivo, come tutti noi sappiamo, dopo essere stati angariati e umiliati in vario modo, una volta sottoposti a un processo sommario come disertori, furono uccisi con una lenta e dolorosa impiccagione. 

Quasi due anni dopo, la situazione era ancora la medesima, Monte Corno, ormai denominato Cima Battisti rimaneva saldamente in mano austriaca. Lo stesso era diventato una priorità per i nostri comandi, sia per l’elevato valore simbolico, legato ai due martiri irredenti, che per una ragione strategica. Nel maggio del 1918, si tentò un nuovo attacco, affidando la delicata missione principalmente al III Reparto d’assalto degli Arditi, il nostro primo corpo speciale composto da unità d’élite addestrate a eseguire colpi di mano e a guidare gli attacchi alle postazioni nemiche espugnandole a colpi di pugnale e bombe a mano. Alla fondazione del corpo e alle loro gesta abbiamo dedicato un post che chi volesse può trovare seguendo il link sottostante:

29 luglio 1917, nascono gli Arditi

Circa cinquecento uomini, tra Arditi e Fanti della Brigata Murge, mossero all’attacco alle prime luci dell’alba del 10 maggio, riuscendo a conquistare numerose trincee e ad impossessarsi dell’articolato sistema di gallerie austriaco, ma la vetta anche quella volta rimase ancora nelle mani del nemico, che dall’alto impediva ogni movimento alle nostre truppe. Occorreva trovare una soluzione definitiva e si decise di dare corso alla proposta avanzata da un giovane tenente già decorato di medaglia d’argento, guadagnata durante la presa di Gorizia nell’agosto 1916. Si trattava di Carlo Sabatini, nato ad Alessandria nel 1891, comandante della 3a compagnia del III Reparto d’assalto. La motivazione della medaglia d’argento spiegava bene la tempra del giovane ufficiale piemontese:

“Volontariamente concorreva ad una pericolosa cattura di prigionieri che opponevano resistenza e dimostrava mirabile energia e sprezzo del pericolo. Si esponeva nella ricerca e cattura di mitragliatrici avversarie rimanendo ferito durante tale ardita operazione. Podgora, 6-7 Agosto 1916”.    

La sua idea era semplice e audace al tempo stesso: raggiungere la vetta dal lato in cui gli austro-ungarici si sentivano più protetti, potendo contare su una parete a strapiombo di roccia friabile alta 40 metri. Così, alle 3.00 del pomeriggio del 13 maggio 1918, avvalendosi di una rudimentale corda, seguito dagli sguardi e dai binocoli dei militari italiani, Sabatini cominciò ad inerpicarsi assieme ad altri quattro uomini, il sergente maggiore Giovanni Degli Esposti e tre volontari: Lorenzo Brancato, Francesco Cataldo, Edoardo Torri. Arrampicatosi faticosamente fino alla vetta, il manipolo di eroi è pronto per sferrare l’assalto.

L’ufficiale italiano, si alza in piedi lanciando i Thévenot, delle speciali bombe a mano di fabbricazione francese create per produrre un botto e un lampo fortissimi. Poi, impugnata la pistola, scarica tutto il caricatore contro gli avversari, infine, mette mano al pugnale gettandosi in un terribile corpo a corpo. L’ufficiale austriaco che comanda la postazione, urla ordini nello scompiglio generale e gli altri soldati asburgici che escono dalle gallerie vengono sopraffatti, mentre altri cercando di fuggire, precipitano dai dirupi. Alla fine del combattimento, dei 26 austriaci che occupavano la vetta del Monte Corno, 15 erano caduti o gravemente feriti, 6, tra cui il comandante del presidio, vengono calati, prigionieri, con le corde, 5 restano asserragliati in una galleria, ma il giorno dopo, 3 verranno uccisi e gli altri 2, feriti, si arrenderanno.

La notizia dell’impresa ebbe un’eco vastissima. Erano un momento molto delicato per il nostro esercito, che dopo la grave sconfitta subita a Caporetto, sotto la guida del Re soldato e sostenuto dal coinvolgimento emotivo di tutta la nazione, si stava rialzando rabbiosamente. Al Tenente Carlo Sabatini durante una cerimonia a cui presero parte i generali Diaz e Badoglio e circa 12.000 uomini, Re Vittorio Emanuele III appuntò la Medaglia d’Oro al Valor Militare che così recitava:

Primo sempre ai cimenti, personificazione vera delle più elette virtù militari, con alto spirito di abnegazione e magnifico ardire, con una scalata che ebbe del prodigioso poté primo, esempio ai quattro Arditi che lo seguirono, sotto i vigili occhi delle vedette nemiche, audacemente piombare su numeroso presidio avversario, col quale ingaggiò violento corpo a corpo. Nessuno dei nemici fu salvo, i più furono uccisi e nella mischia rotolarono pei dirupi. Sei ne catturò, compreso l’ufficiale comandante del presidio. Fattosi poscia raggiungere da forte nucleo dei suoi, si affermò saldamente sulla posizione. Monte Corno, 13 maggio 1918″. Assieme a Sabatini fecero parte del primo nucleo di assalto l’Aiutante di Battaglia Giovanni Degli Esposti e gli Arditi Edoardo Torri, Francesco Cataldo e Lorenzo Brancati. Tutti saranno a loro volta insigniti della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Mirabile esempio di estrema arditezza, mediante pericolosa scalata di circa cinquanta metri, raggiungeva la vetta del monte e sgominava il presidio nemico molto più forte del nucleo operante. Occupava saldamente la posizione e catturava prigionieri e materiali.

Monte Corno, 13 maggio 1918”.

In quell’occasione, gli Arditi della classe ’99 sfilarono a torso nudo, scena resa immortale da una tavola di Achille Beltrame. Dopo il conflitto, l’eroe del Monte Corno rimase nelle fila dell’Esercito, dove servi per molti anni ancora occupandosi di logistica e trasporti, prendendo parte alla guerra d’Abissinia, dove conseguì il grado di maggiore per meriti eccezionali. All’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, col grado di tenente colonnello ebbe le funzioni di direttore automobilistico dell’Intendenza del Comando Superiore delle forze armate in Grecia, raggiunendo il grado di colonnello, promozione ottenuta per merito di guerra nel giugno 1943. Collocato nella riserva venne promosso maggiore generale dal maggio 1955 e morì a Roma, logorato dal morbo di Parkinson, nel 1969.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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