10 aprile 1941, nasce lo Stato Indipendente di Croazia

Nel settembre 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, il Regno di Jugoslavia dichiarò la propria neutralità, nonostante i rapporti di collaborazione con la Francia e il Regno Unito, principalmente perché temeva che serbi e croati non avrebbero mai combattuto fianco a fianco nell’esercito jugoslavo. Dopo che nel maggio del 1940, la Germania nazista aveva invaso e facilmente conquistato la Francia, l’Italia aveva attaccato la Grecia e il Capo del Governo rumeno Ion Antonescu si era alleato con le potenze dell’Asse, la Jugoslavia si trovava circondata da Nazioni ostili.

Senza tener conto dell’opinione pubblica in gran parte filo occidentale, il Reggente decise, il 4 marzo 1941, di siglare col Ministro degli esteri tedesco Joachin von Ribbentrop, l’adesione al Patto Tripartito, strappando alla Germania la promessa che l’esercito di Berlino non avrebbe utilizzato la Jugoslavia come campo di battaglia per contrastare l’invio di truppe britanniche sul fronte ellenico. La decisione provocò in tutto il Paese reazioni di condanna e il successivo 27 marzo, il generale Dušan Simović supportato dagli Inglesi mise in atto un colpo di Stato. Venne deposto il Reggente Paolo e messo sul trono il giovane principe ereditario, Pietro a quei giorni non ancora maggiorenne.

Pietro II e Simović presero contatti con gli Alleati per sconfessare gli accordi con l’Asse e iniziare una nuova politica antitedesca. Il 6 aprile 1941, la Luftwaffe l’aviazione tedesca bombardò violentemente la capitale Belgrado mentre truppe ungheresi, bulgare tedesche e italiane invadevano il paese da sempre diviso a causa dell’odio atavico che impediva a sloveni, croati, bosniaci e serbi di combattere insieme per salvare un Paese in cui non si riconoscevano minimamente. Le forze armate jugoslave opposero una resistenza minima all’invasione, l’11 aprile truppe italiane occupavano Lubiana capitale della Slovenia e il 17 il governo jugoslavo capitolava mentre il Re e il Primo Ministro fuggivano a Londra.

In questo quadro la Croazia il 10 aprile 1941 si dichiarava indipendente e nasceva così lo Stato Indipendente di Croazia (in croato: Nezavisna Država Hrvatska, abbreviato in NDH) in mano alle forze degli Ustascia, il movimento di estrema destra guidato da Ante Pavelić. La nuova entità statale comprendeva la maggior parte della Croazia e tutta l’attuale Bosnia ed Erzegovina ed una piccola parte della Serbia, ma venne privata della Dalmazia che divenne territorio italiano. Il Regno d’Italia con lo smembramento della Jugoslavia creò un proprio governatorato che comprendeva la Dalmazia, parte della Slovenia e la costa montenegrina, inglobando inoltre il Kosovo e una parte della Macedonia nel Regno di Albania, la Germania annesse parte della Slovenia e il Banato e insediò un governo filo-nazista in Serbia, l’Ungheria si annesse la Voivodina e la Bulgaria gran parte della Macedonia.

Tornando allo Stato Indipendente di Croazia, alleato delle Potenze dell’Asse, venne costituito ufficialmente come Monarchia e divenne un protettorato italiano dalla firma del Trattato di Roma del 18 maggio 1941 fino alla capitolazione italiana l’8 settembre 1943. Proposto come re da Vittorio Emanuele III, il Principe Aimone di Savoia-Aosta dopo un iniziale rifiuto, accettò il trono e venne incoronato re col nome di Tomislao II, ma rifiutò di lasciare l’Italia e non mise mai piede in Croazia. Lo Stato venne quindi amministrato e governato dagli Ustascia (Ustaše) e del suo Poglavnik (comandante supremo) Ante Pavelić anche se il suo territorio fino alla resa dell’Italia era di fatto occupato integralmente da Germania e Italia.

Il nuovo stato comprendeva circa 6 milioni e mezzo di abitanti, fra cui 1,85 milioni di servi ortodossi, 750 mila musulmani bosniaci e circa 40 mila ebrei. Il progetto degli Ustascia e del loro capo, fanatico cattolico, anticomunista, antiortodosso e antisemita, mirava alla creazione di uno stato etnicamente e razzialmente puro abitato da soli croati e durante la breve vita del NDH vennero perpetrati orrendi massacri sia contro le minoranza serbe e musulmane sia contro gli ebrei. Vennero allestiti diversi campi di concentramento, dei quali uno dei più famosi fu il campo di concentramento di Jasenovac. Nel campo operò anche il frate francescano e cappellano militare Miroslav Filipović-Majstorović conosciuto come “fra Satana” che durante il processo nel 1946, che culminò con la sua condanna a morte, affermò di aver ucciso personalmente 100 prigionieri e di essersi attivato durante la sua permanenza nei campi di concentramento per l’eliminazione di circa 30.000 internati.

Le cifre stimate dei decessi nei suddetti, non si conoscono con precisione, ma sono sicuramente molto alte. Il Centro Simon Wiesenthal parla di 500.000 serbi uccisi, 250.000 espulsi, 250.000 convertiti in maniera forzata al cattolicesimo e di migliaia di ebrei e zingari uccisi. Le azioni terribili messe in atto dagli aguzzini di Pavelić furono anche causa di numerosi attriti sia con il Governo di Roma sia soprattutto con le forze armate italiane stanziate nel paese che più volte intervennero per salvare la vita di molti innocenti sia serbi che ebrei. Dopo l’arresto di Mussolini avvenuto il 26 luglio 1943 e l’armistizio italiano con gli Alleati, il 10 settembre 1943 lo NDH dichiarò nullo il Trattato di Roma del 18 maggio 1941 con il Regno d’Italia ed annetté la Dalmazia, tentando di annettere Zara e il suo entroterra ma il progetto di Pavelić, si scontro con il Terzo Reich che si oppose all’operazione.

Lo Stato Indipendente di Croazia cessò di esistere alla fine della Seconda guerra mondiale a metà del mese di maggio del 1945, quando le forze tedesche e croate vennero sconfitte e la Croazia e la Bosnia ed Erzegovina divennero, come Repubblica Popolare di Croazia e Repubblica Popolare di Bosnia ed Erzegovina, parte della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. Tragica fu la fine di quello che rimaneva delle forze armate croate (soprattutto ustascia), che assieme a migliaia di civili, iniziarono a ripiegare verso l’Austria e si arresero dopo duri combattimenti il 15 alle forze partigiane comuniste di Tito. Analogamente a quello che successe ai cosacchi che vennero consegnati ai sovietici, i britannici consegnarono tutti i rifugiati civili e militari croati alle nuove autorità jugoslave.

Tra i prigionieri consegnati ai partigiani c’erano migliaia di civili croati e bosgnacchi, in parte simpatizzanti e familiari degli esponenti del regime ustascia, ma anche gente comune che fuggiva temendo rappresaglie dei partigiani. Stando alla maggior parte delle stime, vennero massacrati tra 70 e 80 mila persone, di cui circa 50-55 mila erano croati, compresi i civili. L’evento simbolo di questo periodo è rappresentato dal massacro di Bleiburg dal nome della cittadina austriaca, da dove tutti i croati non uccisi sul posto furono costretti a camminare per decine di chilometri attraverso la Jugoslavia. Lungo il percorso gli ufficiali serbi organizzarono ripetute esecuzioni di massa di cui furono trovate tracce dopo l’indipendenza di Slovenia e Croazia negli anni novanta. Molti esponenti ustascia che si rifugiarono in paesi occidentali vennero scovati e uccisi da agenti dei servizi segreti jugoslavi, alcuni anche in Italia.

Ante Pavelić riuscì a fuggire dapprima in Austria, quindi a Roma e in Argentina. Nel 1957, fu costretto a fuggire per evitare l’estradizione e riparò a Madrid protetto da Francisco Franco. In terra spagnola morirà circa due anni dopo precisamente il 28 dicembre 1959. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi.

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