2 aprile 1941, l’ultima missione della Regia Marina in Africa Orientale

La Regia Marina schierava nei territori dell’Africa Orientale Italiana poche unità e per di più di vecchia costruzione soprattutto per quanto riguardava le unità di superficie, che poco potevano incidere sullo svolgimento della guerra contro l’Impero britannico che controllava sulla costa africana il Somaliland, l’Egitto e il Sudan e sulla costa asiatica molti territori della penisola araba.

Dopo la caduta di Cheren avvenuta dopo strenua lotta il 27 marzo 1941, il contrammiraglio Mario Bonetti responsabile del Comando Superiore Navale Africa Orientale Italiana, con sede a Massausa e responsabile anche della Comando della piazzaforte della città eritrea, ordinò ai sommergibili Perla, Galileo Ferraris, Archimede e Guglielmotti di lasciare Massua per dirigersi a Bordeaux, sede della base atlantica italiana di Betasom, mentre la nave coloniale Eritrea, la motonave Himalaya e gli incrociatori ausiliari RAMB I e RAMB II partirono per il Giappone.

Bonetti organizzò l’autoaffondamento delle navi di Massaua (nove mercantili italiani, cinque tedeschi, le torpediniere Giovanni Acerbi e Vincenzo Giordano Orsini, il posamine Ostia, due cannoniere e tre rimorchiatori, oltre a due bacini galleggianti ed un pontone gru) in modo che i relitti bloccassero gli accessi del porto e lo rendessero inutilizzabile per un lungo periodo. Alle unità di superficie, venne invece assegnata un ultima missione che aveva tutti i tratti della “missione suicida”. Questa è la cronaca dell’ultima uscita in massa della nostra Marina nelle acque dell’Impero:

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