65 anni fa, ci lasciava don Carlo Gnocchi, eroe alpino e beato della Chiesa cattolica

Alle 18.45 del 28 febbraio 1956 mentre stringeva fra le mani un crocefisso, ci lasciava don Carlo Gnocchi. Era stato ricoverato alla clinica Columbus di Milano, per una grave forma di tumore, che non gli lasciò scampo. Nato a San Colombano al Lambro in provincia di Milano il 25 ottobre 1902, venne ordinato sacerdote nel 1925 e sul finire degli anni trenta, Carlo Gnocchi venne nominato dal cardinal Schuster assistente spirituale della 2ª Legione Universitaria “Arnaldo Mussolini” della M.V.S.N. di Milano.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, don Gnocchi partì volontario nel Battaglione alpini “Val Tagliamento”, destinato al fronte greco/albanese. Terminata la campagna dei Balcani, nel 1942 con il grado di tenente, partì per il fronte russo, a seguito della Divisione alpina “Tridentina”, dove partecipò in veste di cappellano alla Battaglia di Nikolaevka. Per la grande opera di assistenza ai feriti di quella tremenda battaglia, venne decorato con la Medaglia d’Argento Valor Valor militare con la seguente motivazione:

«Cappellano del quartier generale di una divisione alpina, durante quindici giorni di duri combattimenti in azione di ripiegamento, incurante del pericolo si portava dove più infuriava la lotta per porgere ai feriti il conforto della fede ed ai combattenti la parola incitatrice di vittoria.»
— Medio Don – schebekino(fronte russo)16-31 gennaio 1943

Sopravvissuto e rientrato in Patria andò tra le valli alpine a trovare i parenti dei commilitoni caduti. Entrato a far parte dell’O.S.C.A.R. (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati, fu un’organizzazione dedita all’espatrio in Svizzera di ex prigionieri, dissidenti e ebrei creata in Italia dopo l’8 settembre 1943 dalle Aquile Randagie, un movimento scout clandestino nato e vissuto durante il ventennio), aiutò ebrei e prigionieri alleati scappati a riparare in Svizzera. Per queste attività fu rinchiuso più di una volta nel carcere di San Vittore, ma ottenne la liberazione grazie all’intervento dell’arcivescovo di Milano, Ildefonso Schuster.

A guerra finita, don Gnocchi sentì come suo dovere di accorrere in aiuto di quella parte dell’infanzia che era stata colpita più duramente. Egli rivolse dapprima la sua opera assistenziale agli orfani degli alpini, ospitandoli nell’Istituto Arosio; successivamente dedicò le sue cure ai mutilatini ed ai piccoli invalidi di guerra e civili, fondando per essi una vastissima rete di collegi in molte città. Oggi, Fondazione Don Gnocchi, come recita il sito ufficiale conta oltre 5700 operatori e svolge le proprie attività in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale in 28 Centri e una trentina di ambulatori territoriali, diffusi in 9 Regioni italiane con oltre 3700 posti letto accreditati ed operativi di degenza piena e day hospital.

Il 2 aprile 2003, alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’Oro al merito della Salute pubblica. È venerato come beato dalla Chiesa Cattolica e oggi a 65 anni dalla sua morte è più “vivo” che mai nei nostri cuori. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale, saranno molto graditi.

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