27 febbraio 1945, battaglia fra partigiani e Brigate Nere a Fabbrico

L’episodio oggetto del nostro post si inquadra nella terribile guerra civile che, insanguinò il centro ma soprattutto il nord Italia dalla fine del 1943 alla primavera del 1945. Si trattò di uno scontro aperto fra reparti delle Brigate partigiane Garibaldi di ispirazione comunista e reparti della Repubblica Sociale Italiana e per la precisione delle Brigate Nere, costituite nell’estate del 1944, dopo che il segretario Alessandro Pavolini decise la militarizzazione del Partito Fascista Repubblicano. Lo scontro avvenne a Fabbrico, piccolo comune del reggiano, distante poco meno di 30 chilometri dal capoluogo emiliano, ma andiamo ad analizzare i fatti nel dettaglio.

Il 25 febbraio 1945 un gruppo di partigiani si raduna in paese e, a bordo di un camioncino, grida che presto la guerra sarebbe finita esplodendo alcuni colpi in aria. Venuti a conoscenza del fatto, il giorno successivo una squadra del distaccamento della 30ª Brigata nera “Giuseppe Ferrari di Novellara entrò in paese e dopo aver piazzato un fucile mitragliatore al centro del paese e si mise a controllare i passanti chiedendo minacciosamente informazioni sui partigiani. Sulla via del ritorno l’automezzo viene attaccato sulla strada per Campagnola, un milite Luppi Lino di 19 anni rimane ucciso mentre vengono presi prigionieri il Capitano Gino Ianni, ferito al ventre e i militi Luigi Sanferino e Domenico Cocchi.

Quest’ultimo viene ucciso con una raffica a bruciapelo, il milite Sanferino viene annegato vivo in un vicino pozzo nero e infine il capitano Gino Ianni viene anch’esso ucciso, ma il suo corpo non è mai stato trovato. Durante la sparatoria venne intercettata una motocicletta germanica con a bordo il maggiore tedesco Viktor Smola,  ispettore della Gestapo per le provincie di Reggio Emilia, Parma e Modena  e un portaordini, che vengono disarmati e successivamente fucilati, mentre si registra un ferito, Avio Catellani, nome di battaglia Kim, fra le fila partigiane. Quattro morti fra le fila repubblicane e due fra quelle tedesche non possono di certo passare senza conseguenze e viene pertanto preparata una risposta adeguata.

Il mattino del giorno 27 oltre un centinaio di militi della Brigata Nera rafforzati da reparti della Guardia Nazionale Repubblicana entrano a Fabbrico, catturando diversi ostaggi, tra i quali vecchi, donne e bambini. Li costringono a sfilare davanti al cadavere di uno dei fascisti uccisi il giorno prima, dopodiché li tengono ammassati sotto la minaccia delle armi, pronti a fucilarne una decina, se entro le 14,30, i partigiani non avessero fatto ritrovare il corpo del capitano Gino Ianni. Nel frattempo i partigiani del distaccamento “Leo, Pier, Luigi” della 77ª Brigata SAP “Fratelli Manfredi” si organizzano si collegano  quello di Rolo, mentre varie staffette partono in località Cantonazzo con l’incarico di chiedere l’intervento dei distaccamenti di Fossoli, Rio Saliceto, Reggiolo e Correggio.

I partigiani di Fabbrico e di Rolo si portano sulla strada per Campagnola, nel tentativo di aggirare il paese da est e da sud. Trascorsa l’ora fissata, i fascisti escono da Fabbrico, avanzando su due file ai lati della strada, inframmezzati dai 22 ostaggi che avevano deciso di fucilare per rappresaglia, proprio sul luogo dello scontro del giorno precedente. I partigiani sono pronti a sferrare l’attacco, quando sopraggiunge una vettura con tre tedeschi a bordo, seguita da due militi repubblicani in bicicletta. I tedeschi aprono il fuoco, rifugiandosi in un’abitazione, mentre i due militi vengono uccisi. La colonna repubblicana viene investita da un nutrito fuoco rafforzato dall’arrivo del distaccamento di Rio Saliceto e lo scontro a fuoco va avanti per alcune ore.

I fascisti intenti a fronteggiare i partigiani, non si curano più degli ostaggi e allentano la sorveglianza, così i civili possono rientrare salvi nelle proprie case, accolti dalla popolazione festante. I partigiani tentano di snidare i nemici nascosti nelle case, ma rinunciano per l’imminente arrivo di varie pattuglie tedesche. Cadono in combattimento tre partigiani e uno degli ostaggi, ricordati dall’obelisco inaugurato nel 1946 e da una lapide nell’atrio del municipio, scoperta nel 1995. Controverso il numero dei repubblicani caduti, ma pare ormai appurati i morti siano sette, 35 feriti, 3 vetture e 2 camion distrutti; e lasciano molte armi nelle mani dei partigiani.

Il 27 febbraio del 1954 in corrispondenza del nono anniversario della battaglia il gonfalone del Comune di Fabbrico veniva ufficialmente decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione:

Dopo l’armistizio e durante l’occupazione tedesca, la popolazione di Fabbrico, unanime nella resistenza, solidale con le formazioni partigiane, costante nelle dure rappresaglie, dava bella prova di devozione alla patria ed agli ideali di libertà.”

In anni recenti l’Amministrazione locale ha sostituito la Festa del Patrono di Fabbrico con la Commemorazione della Battaglia, alla quale, da 20 anni è sempre presente anche una delegazione che ricorda i Caduti della RSI. Sotto riportiamo l’elenco dei 10 morti italiani, tutti morti combattendo e sacrificando la loro vita convinti di essere dalla “parte giusta”, oltre all’unico civile rimasto coinvolto nella battaglia:

Piero Foroni (Ratto), classe 1922, 77ª Brigata SAP “Fratelli Manfredi”, distaccamento “Leo, Pier, Luigi”
Leo Morellini (Bigatto), classe 1914, 77ª Brigata SAP “Fratelli Manfredi”, distaccamento “Leo, Pier, Luigi”
Luigi Bosatelli (Enzo), da Milano, 77ª Brigata SAP “Fratelli Manfredi”, distaccamento “Leo, Pier, Luigi”
Giancarlo Angelini, Squadrista, di anni 20, studente in medicina, 30ª Brigata Nera di Reggio Emilia
Franco Volpato, di 17 anni, Squadrista, 30ª Brigata Nera di Reggio Emilia
Ugo Fringuelli, di 18 anni, Squadrista, 30ª Brigata Nera di Reggio Emilia
Giuseppe Ghisi, di 16 anni, Squadrista, 30ª Brigata Nera di Reggio Emilia
Corinto Baliello, Sergente, di anni 19, 30ª Brigata Nera di Reggio Emilia
Ostilio Casotti, Sotto Tenente, di 39 anni, 30ª Brigata Nera di Reggio Emilia
Luigi Spoto, Milite, Guardia Nazionale Repubblicana – Compagnia Ordine Pubblico di Reggio Emilia

Genesio Corgini, civile

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale, saranno molto graditi.

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