10 gennaio 1947, viene istituito il Territorio Libero di Trieste

Il territorio dove attualmente sorge la città di Trieste e il suo retroterra carsico divennero sede stabile dell’uomo durante il periodo del Neolitico. A seguito della conquista romana (II secolo a.C.) la località divenne municipio di diritto latino con il nome di Tergeste, sviluppandosi e acquisendo una netta fisionomia urbana già in epoca augustea. Dopo i fasti imperiali la città decadde a seguito delle invasioni barbariche, ricoprendo un’importanza marginale nel millennio successivo. Subì varie dominazioni per poi divenire un libero comune che nel 1382. si associò alla casa d’Asburgo, famiglia che dal 1273, aveva ricoperto per due periodo la carica di Imperatore del Sacro Romani Impero.

Trieste rimase sotto il dominio austriaco per oltre cinque secoli, divenendo un polo di cultura italiana ed mitteleuropea e fra il Settecento e l’Ottocento, la città conobbe una nuova prosperità grazie al porto franco e allo sviluppo di un fiorente commercio che fece di essa una delle più importanti metropoli dell’Impero austriaco e dal 1867 austro-ungarico. Nonostante la lingua ufficiale della burocrazia fosse il tedesco, la lingua italiana si impose nell’ultimo periodo di sovranità asburgica, in tutti i contesti formali, compresi gli affari, l’istruzione e la comunicazione scritta e comunque parlata da oltre la metà della popolazione. Insieme a Trento, fu uno dei centri più importanti dell’Irredentismo movimento che, dagli ultimi decenni aspirava all’annessione all’Italia.

Occupata dalle truppe del Regno d’Italia il 3 novembre 1918, al termine della vittoriosa, per le nostre armi prima guerra mondiale, che aveva sancito fra gli altri la fine del secolare Impero asburgico. La città ufficialmente annessa all’Italia con la ratifica del Trattato di Rapallo del 1920, durante la seconda guerra mondiale venne occupata dopo il crollo delle Forze Armate italiane, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, dalle forze del maresciallo Tito. Nell’ottobre successivo le forze slave vennero scacciate dalla Wehrmacht tedesca e Trieste con le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, venne incorporata nell’ OZAK Zona d’operazioni del Litorale adriatico, passando di fatto sotto amministrazione del Terzo Reich, in vista dell’annessione di questi territori a guerra finita.

I tedeschi e in minor misura le forze della Repubblica Sociale tennero Trieste fino al 1º maggio 1945, quando, dopo intensi bombardamenti alleati, i partigiani jugoslavi occuparono per la seconda volta la città, battendo sul tempo i neozelandesi del generale Bernard Freyberg che, appoggiati dai partigiani italiani della divisione Osoppo, si erano inutilmente impegnati nella corsa per Trieste. Il comandante delle forze slave il generale Dušan Kveder proclamò l’annessione di Trieste e dei territori limitrofi alla nascente Federazione Jugoslava quale sua settima repubblica autonoma, mentre Tito, appoggiato dai partigiani italiani di ispirazione comunista, poteva affermare di avere il controllo di tutta la Venezia Giulia.

Come nel breve periodo di occupazione nel 1943, gli slavi iniziarono una violenta politica contro la componente italiana che venne obbligata con la forza ad abbandonare le zone istriane. Come tutti sappiamo migliaia di nostri connazionali subiranno in quei mesi l’orrenda morte nelle foibe carsiche, profondissime spaccature del terreno in cui le persone venivano gettate, molto spesso ancora vive. L’aver perso la Race for Trieste aveva lasciato l’amaro in bocca agli anglo-americani e il generale inglese Harold Alexander, su indicazione di Winston Churchill, riuscì, dopo la firma dell’accordo di Belgrado del 9 giugno 1945 che stabiliva la linea Morgan, la nuova linea di demarcazione lungo il corso dell’Isonzo e fino a est/sud-est di Muggia, a ottenere il 12 giugno il ritiro dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.

Trieste e Gorizia e pochi giorni dopo Pola, passavano sotto l’amministrazione di un “Governo militare alleato”, che assunse il controllo anche di Rovigno e di Parenzo. Trieste e l’Istria vennero suddivise in due zone (A e B) amministrate militarmente la prima, che comprendeva il litorale giuliano da Monfalcone fino a Muggia più l’exclave di Pola dagli alleati, mentre la seconda che comprendeva il resto dell’Istria, assegnata alla Jugoslavia. Il 2 giugno 1946 si svolse il referendum istituzionale a seguito del quale gli italiani scelsero la Repubblica, ma la Venezia Giulia (Province di Gorizia, Trieste, Pola, Fiume), pur essendo formalmente ancora sotto sovranità italiana, non partecipò alla consultazione per le pressioni jugoslave sui governi Alleati.

Allo stesso modo i cittadini della Venezia Giulia non poterono partecipare alle elezioni della nuova Assemblea Costituente. La Risoluzione n° 16 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata il 10 gennaio 1947, riconosceva la creazione Territorio libero di Trieste noto con la sigla di T.L.T. come territorio indipendente, demilitarizzato e neutrale costituito dal litorale triestino e dalla parte nordoccidentale dell’Istria, provvisoriamente diviso da un confine passante a sud della cittadina di Muggia ed amministrato dal Governo militare alleato (zona A) e dall’esercito jugoslavo (zona B), in attesa della creazione degli organi costituzionali del nuovo stato.

Con il trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, l’Italia cedeva tutti i suoi possedimenti coloniali, i territori francesi, jugoslavi e greci occupati durante la guerra, la provincia del Carnaro, la provincia di Zara (tranne Saseno), gran parte della provincia dell’Istria, del Carso triestino e goriziano, e l’alta valle dell’Isonzo fino a Salcano alla Jugoslavia e la città di Trieste coi comuni circostanti e la parte dell’Istria non ceduta a quest’ultima al Territorio Libero di Trieste. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo. Mi piace e commenti e/o suggerimenti su come migliorare l’articolo e il blog in generale saranno molto graditi

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