13 dicembre 1941, il tragico scontro navale di Capo Bon

Siamo nei primi giorni del dicembre 1941, da alcuni giorni e precisamente dal 18 novembre le forze del Commonwealth hanno lanciato l’operazione Crusader, poderosa offensiva contro le forze dell’Asse in Africa settentrionale. Le sorti di quella che nella storiografia italiana è nota come “battaglia della Marmarica” arrisero alle forze britanniche e gli italo-tedeschi dopo aver vanamente tentato di resistere furono costrette anche per la cronica mancanza di rifornimenti a predisporre l’abbandono dell’intera Cirenaica.

In questo quadro la Regia Marina rispondendo alla disperata richiesta dei nostri comandi, principalmente da Superaereo, decise di ricorrere ad una soluzione estrema per ovviare alla carenza di carburante avio, che impediva alla 5^ squadra aerea italiana di intervenire più efficacemente nella battaglia e cercare almeno di contrastare il predominio dell’aria da parte della RAF.

Con la situazione che volgeva al peggio, non c’era il tempo di predisporre un convoglio mercantile con la scorta necessaria, pertanto Supermarina decise di imbarcare il carburante sui veloci incrociatori della classe condottieri. Per la missione inusuale ma basilare per le sorti della guerra sulla quarta sponda venne deciso di impiegare gli incrociatori leggeri Alberto di Giussano (capitano di vascello Giovanni Marabotto) e Alberico da Barbiano (capitano di vascello Giorgio Rodocanacchi), della IVª Divisione dislocati a Taranto presso la base del mar Piccolo. Alle unità al comando dell’ammiraglio di divisione Antonino Toscano, si sarebbe unito, il Giovanni delle Bande Nere, partito dalla base di La Spezia.

La mattina del 5 dicembre le due unità lasciarono Taranto e dopo imbarcato un carico di nafta e munizioni a Brindisi, si trasferirono a Palermo dove la sera del 9 dicembre dopo aver imbarcato 22 tonnellate di benzina avio, presero la rotta verso Tripoli. La missione partì sotto i peggiori auspici, in quanto il Giovanni delle Bande Nere per noie al suo apparato motore dovette rinunciare alla missione e il carico ad esso destinato venne stipato sulle altre due unità e come se questo non bastasse delle due torpediniere che dovevano essere aggregate alle unità di Toscano, la Cigno e la Climene, solo la prima riuscì a prendere parte alla stessa in quanto la Climene fu bloccata da guai alla caldaia n° 1.

A guidare l’operazione, che già faceva presagire tutte le difficoltà di una missione preparata in pochi giorni e con modalità non consuete vi era l’ammiraglio Antonino Toscano che aveva alzato la sua insegna sull’Alberico da Barbiano che decise di dirigere inizialmente le due navi verso occidente per aggirare da nord le isole Egadi. Nel frattempo gli inglesi, grazie alle intercettazioni di ULTRA, che decrittava i messaggi inviati dalle forze armate germaniche con il dispositivo elettromeccanico ENIGMA vennero a conoscenza dei piani italiani, e allertarono la 4th Destroyer flotilla appartenente alla Forza H di Gibilterra che poteva contare su quattro cacciatorpediniere (HMS Sikh, HMS Maori, HMS Legion e il cacciatorpediniere olandese Hr. Ms. Isaac Sweers) al comando del capitano di vascello G. H. Stokes.

Dopo una navigazione svolta costantemente sotto l’osservazione dei ricognitori Sunderland che seguirono la nostra squadra come sempre indisturbati, intorno alle 3 di notte del 13 dicembre le unità dell’ammiraglio Toscano che avevano aumentato la velocità a 30 nodi giunsero in vista del faro di capo Bon in Tunisia, con il Cigno in avanguardia e il da Barbiano e il di Giussano dietro, tutti in linea. Solo giunti a circa un paio di miglia dalla costa, le unità della Regia Marina scorsero delle nere e sottili sagome che navigavano sotto costa allo scopo di confondersi con le alture del promontorio tunisino e poter condurre l’attacco di sorpresa.

Alle 03:15, le unità britanniche passarono all’attacco lanciando dieci siluri e scatenando il fuoco dei cannoni di bordo verso le unità italiane. Alle 03:20 il da Barbiano fu centrato da diverse cannonate in coperta ed in plancia, prendendo subito fuoco e dopo essere stata centrata da un siluro, alle 3,35 l’unità si capovolse e affondò portando con sè in fondo al mare l’ammiraglio Toscano il suo stato maggiore e la maggior parte del personale imbarcato. Negli stessi minuti in cui si consumava la tragedia del da Barbiano anche il di Giussano veniva colpito da due siluri lanciati dal HMS Legion e prendeva fuoco, avviandosi verso un destino non migliore del suo gemello.

Il comandante Marabotto valutate le condizioni disperate, ordinò l’abbandono nave e gran parte del personale, si tuffò in mare da poppa e prese posto negli zatterini di salvataggio stipati a bordo. Alle 04:30 circa, dopo appena un’ora dal primo colpo giunto a bordo, l’Alberto di Giussano, si spezzò in due tronconi e s’inabissò a 2,5 miglia ad est-sud-est di capo Bon, a circa mille metri dall’Alberico da Barbiano. I morti e dispersi in mare ammontarono a 817 persone, 534 del Da Barbiano e 283 del Di Giussano, tra cui l’ammiraglio Toscano e il comandante del Da Barbiano, capitano di vascello Rodocanacchi.

In questo breve ma tragico scontro, come in numerosi altri, ULTRA rivestì una funzione fondamentale nell’andamento dello stesso e non è di certo un caso che nel libro “Il Vero Traditore”, uno dei testi più importanti sul tema scritto dal Professor Alberto Santoni, ha sulla copertina una fotografia degli incrociatori Da Barbiano e Di Giussano. Ricordiamo che F. W. Winterbotham, in The Ultra Secret , cita il comandante in capo degli Alleati, Dwight Eisenhower, che descrive, alla fine della guerra, il contributo di Ultra come “decisivo” per la vittoria alleata della seconda guerra mondiale.

Il pomeriggio del 13 dicembre la torpediniera Cigno che aveva raccolto la maggior parte dei naufraghi, scaricò a Trapani la gran parte dei superstiti. Si trattava in tutto di 687 persone, 250 del Da Barbiano e 437 del Di Giussano, tra cui il comandante di quest’ultimo, capitano di vascello Marabotto. Alla memoria dell’Ammiraglio Antonino Toscano, il 30 dicembre 1942 e del Capitano di Vascello Giorgio Rodocanacchi, verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Motivazione Medaglia d’Oro al Valor Militare all’Ammiraglio di divisione Antonino Toscano:

«Comandante di una divisione di incrociatori leggeri, incaricata di una missione di guerra eccezionalmente delicata e rischiosa, accoglieva con perfetta serenità il compito affidatogli, e ne dirigeva i preparativi con estrema cura di ogni particolare. Conscio che solo una fortunato evasione da ogni mezzo di scoperta e di offesa nemica poteva permettere alle sue navi di compiere incolumi la loro missione, preparava fortemente l’animo suo e quello dei suoi alla suprema offerta alla Patria. Scontratosi ad alta velocità con un gruppo di unità nemiche che defilava di controbordo, reagì con tutti i mezzi all’azione nemica fortissima e di breve durata. Ferito gravemente fra i primi, continuava imperterrito a dirigere il combattimento, infondendo rabbiosa energia in tutti i suoi dipendenti esempio di salde ed eroiche virtù militari. Colpita duramente più volte la nave che batteva la sua insegna, rimaneva al suo posto di comando e di combattimento e, in una suprema dedizione alla Patria e alla Marina, deciso a condividere la sorte dell’unità che s’inabissava in un alone di gloria, con essa eroicamente scompariva, additando alle schiere dei suoi dipendenti la via del dovere e del sacrificio.
Mediterraneo Centrale, 13 dicembre 1941.

Motivazione Medaglia d’Oro al Valor Militare al Capitano di Vascello Giorgio Rodocanacchi:

Comandante di un incrociatore, destinato a compiere una missione delicata e particolarmente rischiosa, si dedicava con appassionata competenza alla preparazione della sua nave. Seguendo le direttive e l’esempio del suo Ammiraglio creava nel suo equipaggio la più pura atmosfera eroica, si che tutti guardassero con cosciente serenità anche alla possibilità del supremo sacrificio nel nome sacro della Patria. Venuto improvvisamente a contatto notturno ravvicinatissimo con unità nemiche, manovrava con rapidità e freddezza per tentare di schivare i numerosi siluri lanciati a brevissima distanza e reagiva vigorosamente con le sue artiglierie. Mentre la nave affondava, si preoccupava di organizzare il salvataggio della sua gente, che rincuorava con l’elevata parola ed il nobile esempio, sfidando l’offesa del nemico che martellava ancora con cannoni e mitragliere il bastimento in fiamme. Incurante della propria salvezza, restava sulla nave in procinto di inabissarsi, cedendo in atto di suprema abnegazione, il suo salvagente ad un marinaio che ne era privo; e scompariva eroicamente con la sua unità alla quale si sentiva legato oltre la vita.
Mediterraneo Centrale, 13 dicembre 1941

Prima di chiudere il nostro post ricordiamo che il Bande Nere scampato al tragico episodio di Capo Bon, verrà affondato poco meno di quattro mesi dopo, precisamente il 1º aprile 1942, a 11 miglia per 144° sud-est dell’isola di Stromboli per opera del sommergibile inglese Urge. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

2 pensieri riguardo “13 dicembre 1941, il tragico scontro navale di Capo Bon

  1. Si gli inglesi avevano “ultra”e dall’ parte italiana era diretta dall’ammiraglio Franco Maugeri. Lo ha confessato lui stesso in un suo libro scritto rigorosamente solo in inglese (stranamente mai tradotto in italiano) “From the aches of the disgraces” (Dalle ceneri delle disgrazie) scritte con la collaborazione di un giornalista americano Victor Rosen .Confessione fatte dallo stesso Maugeri anche quando fu ricoverato in un ospedale di Torino,dove morì nel 1978,ad un infermiere,padre di un mio amico che li prestava servizio. Lo stesso Maugeri non ha mai nascosto di ammettere che in Supermarina vi erano “simpatizzanti” per la Royal Navy. Quindi di cosa vogliamo parlare quando lo stesso Maugeri fu decorato, segretamente,con la medaglia del congresso,alta onereficienza usa?

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