23 gennaio 1943, Tripoli addio

Il 23 gennaio del 1943 le truppe britanniche dell’VIII armata del generale Montgomery prendono la città di Tripoli, capitale della colonia italiana di Libia. Nella città ormai abbandonata dalle truppe italo-tedesche, il tricolore innalzato dai marinai italiani nel lontano 1911, dopo la vittoriosa guerra contro l’Impero Ottomano, viene per sempre ammainato. Al suo posto la Union Jack con i colori britannici.

La presenza italiana a Tripoli era iniziata esattamente il 2 ottobre 1911, quando una forza navale italiana comandata dall’ammiraglio Faravalli intimò la resa al comando turco di Tripoli. I turchi non risposero all’ultimatum e nell’arco di una giornata seguirono un breve ma intenso bombardamento navale sulle fortificazioni e uno sbarco di marinai che praticamente non incontrò resistenza in quanto gli ottomani erano riparati all’interno e abbandonato la città.

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Il grosso delle forze italiane sbarcò in realtà solo una settimana dopo e se i turchi non si accorsero dell’esiguità della prima ondata, ciò si deve alla grande mobilità di poche centinaia di marinai, che in ottemperanza agli ordini ricevuti, li trassero in inganno con frequenti spostamenti facendo credere di essere molti di più. La presenza militare italiana a Tripoli cesserà circa 32 anni dopo, il 23 gennaio 1943, quando le truppe italiane abbandoneranno la capitale della quarta sponda per non farVi più ritorno.

“Oggi 23 gennaio, dopo 3 mesi di lotta, l’8ª armata inglese ha occupato Tripoli.”

Questo fu il secco comunicato con cui il generale inglese dava notizia agli alti comandi dell’occupazione della capitale libica. Nella città come detto sopra, capitale della Libia italiana vi erano i più grandi magazzini della sussistenza delle truppe dell’Asse, che vennero naturalmente presi d’assalto. Mentre gli inglesi entravano da Est, i nostri abbandonavano la città e uscivano da Ovest. Gli unici a restare nella città saranno i Reali Carabinieri, che gli inglesi lasceranno al loro posto per i compiti di ordine pubblico.

Le truppe italo-tedesche duramente sconfitte nella precedente battaglia di El Alamein si ritirano verso la Tunisia per organizzare l’estrema resistenza in terra d’Africa, mentre Montgomery lascerà passare qualche giorno prima di organizzare la parata della vittoria nella capitale libica. Nella città che nel 1939, contava il 37% di italiani sulla popolazione totale residente, ancora oggi Tripoli al pari di Asmara, Bengasi e Rodi, continua a conservare tracce architettoniche e urbanistiche ben visibili del passato coloniale italiano.

Il re Vittorio Emanuele III a Tripoli nel 1938, accompagnato dal governatore della Libia Italo.jpg
Vittorio Emanuele III a Tripoli nel 1938, accompagnato dal governatore Balbo

La guerra del 2011 e gli scontri degli ultimi mesi non hanno fortunatamente toccato la parte storica e centrale della città, quella che dalla medina e dall’attuale Piazza dei Martiri (l’ex Piazza Verde) che si sviluppa intorno alle vecchie arterie stradali italiane: corso Vittorio Emanuele III, corso Sicilia, via Lazio, via Lombardia e via Piemonte.

Gli edifici italiani, a distanza di molti decenni, continuano a caratterizzare il volto del centro di Tripoli. La maggior parte degli edifici italiani rimane intatta e i maggiori cambiamenti architettonici sono avvenuti durante il regime di Gheddafi col proposito di risanare o riqualificare alcune aree. Gli scontri bellici degli ultimi quattro anni non hanno ancora generato ripercussioni negative sul centro cittadino, eccetto alcune azioni vandaliche al cimitero italiano.

Carlo De Risio ha dedicato un libro alle operazioni in  Africa settentrionale intitolato La quarta guerra punica – 10 giugno 1940 – 23 gennaio 1943 di cui sotto riportiamo la recensione completa:

La quarta guerra punicaL’antica Roma combatté dal 264 al 146 a.C. tre guerre puniche, prima di avere ragione di Cartagine, che sorgeva nella regione della odierna Tunisi. Sicilia, Sardegna, Corsica, Spagna cioè l’intero bacino centro occidentale del Mediterraneo furono assicurati al dominio di Roma. Negli anni Trenta del secolo scorso nel segno del Littorio, Mussolini volle rinverdire i fasti dell’antica Roma e decine di migliaia di coloni (“Consule” Italo Balbo) furono inviati in Libia e sorsero molti ridenti villaggi. Questa la situazione, quando fu mossa guerra all’Inghilterra, la “Cartagine moderna”, secondo l’ala dura del regime fascista. In questo volume l’autore ci racconta con l’ausilio di testimonianze storiche tutte le dinamiche e i retroscena che segnarono l’avventura italiana in territorio libico, il nostro armamentario non poi così deficitario, la negligenza dell’alto comando, le sprovvedute avanzate inglesi, il coraggio delle divisioni che non cedettero e la conclusione delle ostilità con El Alamein dove mancò la “fortuna”, nell’analisi delle battaglie che segnarono profondamente la campagna dell’asse nel secondo conflitto mondiale.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

3 pensieri riguardo “23 gennaio 1943, Tripoli addio

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