Gino Boccasile e i manifesti di propaganda in tempo di Guerra

Tra gli strumenti di propaganda usati dal Fascismo ci furono anche i manifesti, originale mezzo di persuasione della gente, il cui impiego è stato maggiore durante i periodi di crisi per sostenere le iniziative del Governo. I messaggi espressi risultavano a volte illusori, ma validi a persuadere la volontà dei più arditi e a stimolare l’orgoglio per la Patria. Durante tutto il Ventennio fascista, ci fu una grande emissione di manifesti politici, che si intensificò soprattutto durante la guerra e durante il breve periodo della Repubblica Sociale Italiana.

Uno dei grafici cartellonisti più importanti del periodo fu senza dubbio Gino Boccasile nato in un quartiere del centro di Bari il 14 luglio 1901. La giovinezza dell’artista fu segnata da un terribile episodio, la perdita di un occhio in un cantiere dove era andato a giocare con gli amici. Dopo aver manifestato una precoce attitudine per il disegno terminò gli studi presso la scuola d’Arti e Mestieri nella città natale. Alla morte del padre, anche per evitare di pesare sulla madre, decise di lasciare Bari e si trasferì a Milano, città che non lascerà più fino alla sua morte nel 1952.

Dopo qualche difficoltà iniziale, la sua abilità grafica lo aiutò ad essere assunto in un importante studio, dove venne introdotto alla cartellonistica pubblicitaria e dove riuscì subito ad imporre il suo stile personalissimo: le vetrine che esponevano i suoi lavori erano affollate dalle signore, che ne decretarono successo e notorietà. I suoi disegni erano riprodotti su numerose riviste specializzate, dettando legge nei gusti delle donne, ma anche illustrando attraverso le donne stesse messaggi di ogni tipo.

Boccasile proponeva nei suoi disegni un tipo di donna florida e provocante, solare, utile all’immagine positiva che il Regime voleva propagandare. …  Con lo scoppio del conflitto, visto che la sua simpatia per il Regime era vivamente ricambiata, la sua opera si orientò verso la propaganda bellica. Toccò a lui, con la firma Gi Bi disegnare per conto del Ministero della Guerra, i combattenti italiani, le armi “potentissime” a disposizione dei nostri militari, illustrarne le gesta, percorrendo il periodo iniziale delle prime esaltanti vittorie iniziali fino ad arrivare alle successive dure sconfitte.

Uno dei suoi manifesti più famosi fu quello intitolato “Ritorneremo”, con l’altura dell’Amba Alagi sullo sfondo, in cui veniva illustrata la resa con l’onore delle armi del Duca D’Aosta, dopo una eroica resistenza nel ridotto raggiunto dopo l’abbandono di Addis Abeba. Lo stesso simboleggiava la sconfitta, ma voleva sottolineare che la caduta dell’Impero fosse solo un arrivederci e non un addio. Nel 1942, con le truppe italo-tedesche impegnate nella durissima campagna in terra di Russia, fu pubblicata una serie di dodici cartoline, che descrivevano le atrocità dei bolscevichi e le sofferenze del popolo russo, oppresso dal Regime stalinista.

Proclamato l’armistizio, l’8 settembre 1943, Boccasile che si trova a Milano non esita un attimo: aderisce alla Repubblica Sociale Italiana ed ottiene un incarico presso l’ufficio propaganda. Viene nominato tenente della 29 divisione granatieri delle SS composta da volontari italiani e continua incessantemente a produrre manifesti che celebrano il fascismo nella sua nuova veste, quella repubblicana e la fedeltà all’alleanza con il Terzo Reich. Sembra che sia lo stesso Mussolini a volerlo al suo fianco negli anni della Repubblica Sociale Italiana.

L’odio cresce e la guerra divampa nella sua forma più cruenta e terribile, in quella civile fra italiani, fra partigiani e militari della Repubblica Sociale, mentre le armate alleate risalgono faticosamente la penisola con gli americani nel settore tirrenico e i britannici in quello adriatico. Boccasile non ammorbidisce le sue posizioni politiche ma anzi le radicalizza. I suoi manifesti parlano da soli: nessuna pietà per traditori e ribelli, quelli che i tedeschi chiamano “banditen”, resistenza armata all’invasore anglo-americano unico mezzo per riscattare l’onore delle armi e della Nazione intera, infangato dal tradimento dell’infausto 8 settembre 1943.

In questo periodo i suoi manifesti divennero celebri icone per l’Italia che non si era arresa e continuava a combattere. Si racconta che il grande disegnatore abbia lavorato fino all’ultimo, con i militi della SS italiana che facevano la guardia intorno alla stanza in cui elaborava i suoi progetti. Arriva la fine del più spaventoso conflitto nella storia dell’umanità, nel maggio 1945 e Boccasile viene incarcerato per collaborazionismo. Assolto per non aver commesso reati, resta emarginato per qualche mese perché molti potenziali clienti lo ritengono troppo compromesso con il fascismo.

Riprende la sua attività dal 1946 soprattutto con la grafica pubblicitaria cambiando leggermente stile. Disegna alcune cartoline per il Movimento Sociale Italiano ma anche per le associazioni degli ex combattenti. Dal 1947, dopo aver avviato una sua agenzia di grafica, i suoi disegni invadono nuovamente i muri delle nostre città con alcuni delle pubblicità più in voga in quegli anni. Suoi sono i lavori che pubblicizzano il famosissimo Formaggino Mio, l’Amaro Ramazzotti, le moto Bianchi, la RAS Riunione Adriatica di Sicurtà fino ad arrivare al dentifricio Chlorodont, allo Yogurth Yomo, ai profumi Paglieri.

Morità pochi anni dopo e precisamente il 10 maggio 1952 nel capoluogo lombardo per un attacco di pleurite, mentre stava lavorando alla illustrazione de “Il Decamerone” del Boccaccio nel quale lascerà incompiute 101 tavole a colori. Il suo corpo è stato sepolto presso il Cimitero Maggiore di Milano. Circa 350 dei suoi cartelloni pubblicitari fanno parte della Raccolta Salce, conservata presso il Museo civico Luigi Bailo di Treviso.

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