Mussolini nella “tana del Lupo” dopo la liberazione

Nel tardo pomeriggio del 14 settemìbre 1943 Mussolini dopo esssere stato liberato dalla prigionia sul Gran Sasso raggiunge Rastenburg, la Wolfsschanze, la “Tana del lupo” il quartier generale sul fronte orientale di Hitler.

Ad attenderlo i gerarchi italiani Pavolini, Ricci, Farinacci e Preziosi, oltre al figlio Vittorio che dirà:

“Entrambi, profondamente commossi, si strinsero a lungo la mano”.

Germany Benito Mussolini with Adolf Hitler

Anche Vittorio riabbraccia il padre nella stessa occasione; non lo vedeva dal 25 luglio. Hitler, dopo avere investito Mussolini con un sequela di rimproveri: l’armistizio chiesto da Badoglio che ha nociuto gravemente agli sforzi bellici tedeschi e il partito fascista “che si è dissolto come neve al sole”.

“Non bisogna perdere un solo giorno. E’ indispensabile che già entro la giornata di domani voi annunciate alla radio che la monarchia è deposta e che sorge lo Stato fascista italiano, in cui i poteri dovranno essere accentrati nella vostra persona, che così si renderà garante – e non è possibile accettare altro garante – della piena validità dell’alleanza fra l’Italia e la Germania”.

Mussolini dice che ha bisogno di qualche giorno di riflessione. Allora la voce di Hitler diviene acuta, tagliando corto.

“Io ho già riflettuto abbastanza…e voglio che vi proclamiate capo dello Stato e capo del nuovo governo, alla cui costituzione occorre provvedere entro una settimana”.

Poi passa a formulare l’altra condizione: condanna dei traditori del Gran Consiglio. Molti sono riusciti a fuggire: Grandi, con passaporti sotto falso nome fornitigli dal Re, si è recato con la famiglia a Lisbona; Alberto De Stefani, vecchio amico di Chiang Kai–shek, si è rifugiato nell’ambasciata cinese a Roma; Umberto Albini ha trovato asilo nella Città del Vaticano; Giuseppe Bottai è sparito. Ma vi sono gli altri.

Per Hitler una delle prime azioni del nuovo governo dovrà essere la condanna di tutti coloro che sono ancora reperibili e soprattutto del conte Galeazzo Ciano, “quattro volte traditore”: della patria, del fascismo, dell’alleanza con la Germania, della famiglia.

“Ve lo consegno – dice Hitler – è preferibile che la condanna a morte abbia esecuzione in Italia”. Mussolini protesta: “Si tratta del marito di mia figlia, che adoro, si tratta del padre dei miei nipotini”. Ma Hitler, implacabile, ribadisce che Ciano tanto più merita di essere punito in quanto non solo è “venuto meno alla fedeltà verso la patria, ma alla stessa fedeltà verso la famiglia”.

Mussolini cerca di aggirarla eludendo le responsabilità. Dice a Hitler che egli non ha più ambizioni personali; il fascismo è al di là di ogni possibile estremo aiuto. Non può assumersi la responsabilità di scatenare una guerra civile. Parla con la desolante sensazione che Hitler non lo stia nemmeno ascoltando.

“Devo essere molto chiaro – dice Hitler – il tradimento italiano, se gli Alleati avessero saputo sfruttarlo, avrebbe potuto provocare il subitaneo crollo della Germania. Avrei dovuto dare subito un terribile esempio di punizione per intimidire quelli tra i nostri alleati…”. Sono le sedici quando improvvisamente, lasciando sospesa la frase, il Fuhrer chiude il colloquio.

Verso le 19, Mussolini riceve nella saletta delle conferenze del bunker il gruppo fascista presente al Quartier generale del Fuhrer, i gerarchi italiani Pavolini, Ricci, Farinacci e Preziosi.

Pavolini, lo saluta a nome di tutti e annuncia che la formazione del “governo fascista repubblicano provvisorio che attende di essere o meno ratificato dal suo Capo naturale”.

Dopo pochi giorni il 18 settembre 1943, Mussolini annunciava la nascita della Repubblica Sociale Italiana.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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