Il sacrificio del bersagliere Enrico Toti, l’eroe in bicicletta

Ci sono eroi conosciuti solo nell’ambito degli appassionati di Storia militare, altri che lasciano il segno ed entrano nella memoria collettiva di un intera nazione. Sono pochi i secondi casi, uno di questi è senza dubbio quello che vide protagonista il bersagliere mutilato Enrico Toti che il 6 agosto 1916, compieva un atto destinato ad entrare nella leggenda.

Toti nasce nella Capitale e precisamente nel quartiere popolare Esquilino il 20 agosto 1882. Appena quindicenne si imbarca come mozzo in diverse navi, prima sulla nave scuola Ettore Fieramosca, poi sulla corazzata Emanuele Filiberto e infine sull’incrociatore Coatit. Elettricista scelto, nel 1904 fu coinvolto in scontri sul Mar Rosso contro i pirati che infestavano il mare antistante la prima colonia italiana, l’Eritrea. Congedatosi, nel 1905, Toti fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista, ricalcando le orme del padre, anch’egli ferroviere.

Il 27 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, che si era fermata nella stazione di Colleferro per fare rifornimento d’acqua, a causa dello spostamento delle due macchine Toti scivolò, rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. Venne immediatamente trasportato in ospedale ma la situazione era gravissima e si dovette procedere con l’amputazione dell’arto al livello del bacino. Perso il lavoro, Toti si dedicò a innumerevoli attività tra cui la realizzazione di alcune piccole invenzioni. Fra le altre ricordiamo una benda di sicurezza per cavalli, uno spazzolino protettore per biciclette, cimeli regolarmente brevettati e tuttora custoditi presso il Museo dei Bersaglieri.

Del 1911, con una bici con un solo pedale, da egli stesso modificata in base al suo handicap, pedalò per tutta Europa, passando prima per Parigi, quindi attraversò Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, fino a raggiungere la Finlandia e la Lapponia. Da lì attraversò Russia e Polonia, rientrando in Italia nel giugno 1912. Nel gennaio 1913 partì nuovamente, stavolta diretto verso il continente africano. Da Alessandria d’Egitto raggiunse il confine con il Sudan, dove le autorità inglesi, giudicando troppo pericoloso il percorso, gli imposero di concludere il viaggio e lo rimandarono a Il Cairo da dove fece ritorno in Patria.

Si arriva così ai giorni della prima guerra mondiale, la “grande guerra”, il paese è diviso fra coloro che vogliono rimanere neutrali e gli interventisti, coloro che vogliono che venga dichiarata la guerra all’Impero austro-ungarico e sia compiuto l’ultimo atto del lungo e sanguinoso processo di unità nazionale. Il 24 maggio 1915, l’Italia fa in suo ingresso nel conflitto dichiarando guerra all’Impero asburgico e Toti vuole partecipare. Forse per la prima volta, sente il peso della sua menomazione. Presenta tre domande, tutte vengono respinte, ma lui vuole esserci e inforcata la bicicletta raggiunge il fronte presso Cervignano del Friuli.

Qui viene accolto come civile volontario e adibito ai “servizi non attivi”, privo, quindi, delle stellette militari. Una sera, però, fermato da una pattuglia di carabinieri a Monfalcone, fu obbligato a tornare alla vita civile. Nel gennaio 1916, anche grazie all’interessamento del Duca d’Aosta, riuscì ad essere destinato al comando dove aveva trascorso il primo periodo di guerra, sempre come volontario civile. Destinato inizialmente alla brigata Acqui, riuscì a farsi trasferire al battaglione bersaglieri ciclisti del terzo reggimento.

Forte era il suo desiderio di combattere e nell’aprile dello stesso anno, i bersaglieri, presso i quali si era trovato a combattere, lo proclamarono uno di loro e lo stesso comandante, il maggiore Rizzini, gli consegnò l’elmetto piumato da bersagliere e le stellette. Nel mese di agosto cominciò la sesta battaglia dell’Isonzo, che si concluse con la presa di Gorizia e in quei giorni, precisamente il 6, Toti si lanciò con i suoi commilitoni all’attacco di Quota 85 a est di Monfalcone.

Nel corso dei duri combattimenti, Toti, verrà ferito più volte dai colpi avversari e, con un gesto eroico, poco prima.dinessere colpito a morte, Toti scagliò la sua gruccia verso il nemico, esclamando

“Io nun moro!” (io non muoio!)

cercando di baciare il suo amato piumetto da bersagliere. Nei pressi di Quota 85, nel luogo in cui cadde eroicamente, a Sablici, sopra Monfalcone, in un bosco da cui si scorge il mare, si trova un cippo eretto in suo onore tra gli evidenti segni di vecchie trincee della Grande Guerra.

«In pieno giorno superammo lo sbarramento nemico allo scoperto. Alle quindici circa del 6 agosto 1916 arrivammo a quota 85 (appena fuori Monfalcone, prima del fiume Lisert, in località Sablici). Venne subito l’ordine d’avanzare ed Enrico era tra i primi. Aveva percorso 50 metri quando una prima pallottola lo raggiunse. M’avvicinai mentre eravamo entrambi allo scoperto. Non ne volle sapere di ripararsi. Continuava a gettare bombe, e per far questo si doveva alzare da terra. Fu così che si prese una seconda pallottola al petto. Pensai che fosse morto. Mi feci sotto tirandolo per una gamba ma questi scalciò. Improvvisamente si risollevò sul busto e afferrata la gruccia la scagliò verso il nemico. Una pallottola, questa volta l’ultima, lo colpì in fronte»

Il suo gesto verrà celebrato in una copertina realizzata da Achille Beltrame per la Domenica del Corriere nell’ottobre dello stesso anno. La motivazione della Medaglia d’Oro concessa (pare su su pressione del Duca d’Aosta), il 27 agosto 1916 di muto proprio da re Vittorio Emanuele III, alla memoria dell’eroica fante piumato, illustra molto bene questa splendida figura di uomo e di combattente:

“Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d’arme dell’aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all’occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell’anima altamente italiana.

Monfalcone, 6 agosto 1916.”

Oltre a varie vie intitolate a lui un po’ in tutta la penisola, gli saranno intitolate scuole, monumenti, una legione ferroviaria della Milizia, l’XI di Bari, nonché due mezzi sottomarini, uno della Regia Marina e l’altro della Marina Militare. A Roma, sua città natale, la sua splendida figura di uomo e di soldato é omaggiato in tre monumenti: uno, al Pincio, nel parco di Villa Borghese, un altro a Porta Pia, dedicato ai Bersaglieri e nel cui basamento Toti è raffigurato, e infine un altro nel giardino della scuola elementare E. Toti a lui dedicata al Pigneto.

Prima di chiudere ricordiamo che la salma dell’eroe in bicicletta, fu inizialmente trasportata a Monfalcone, poi il 24 maggio 1922, settimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, venne trasportata a Roma, dove ricevette solenni funerali. Durante e dopo la cerimonia, nel difficile clima politico e sociale del primo dopoguerra italiano, pochi mesi prima che il fascismo prendesse il potere, nei pressi di Porta San Lorenzo vi furono sanguinosi scontri tra comunisti e anarchici da un lato e la Guardia regia. Negli scontri a cui farà seguito uno sciopero generale, un uomo perderà la vita, mentre i feriti saranno venticinque.

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